Il Tirreno

Pistoia

Ites, Maglificio di qualità da 60 anni

Luca Giuntini
Operaie alle macchine da cucire. Foto piccola in alto Calvero Tesi
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Operaie alle macchine da cucire. Foto piccola in alto Calvero Tesi

25 dipendenti e 100 lavoratori nell'indotto: una ricchezza per la Piana

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 AGLIANA. «l nostro è un settore dove ti senti sempre in trincea. Negli anni passati, con la crisi che c'è stata, mantenere un buon equilibrio economico era già molto: noi ci siamo riusciti perché avevamo una struttura solida alle spalle. Quest'anno invece, per la prima volta, torneremo a crescere. Non posso che essere ottimista per il futuro, soprattutto perché i segnali di ripresa arrivano da tutto il comparto moda»  alvero Tesi guida il Maglificio Ites spa con la sorella Laura da più di 40 anni: insieme hanno continuato l'attività dei loro genitori, Spartaco e Ida, fondatori dell'azienda nel 1952. Guardandosi indietro Calvero oggi può dirsi ottimista: ha saputo trasformare una piccola realtà familiare in un'azienda capace di lavorare per nomi blasonati della grande distribuzione dell'abbigliamento. Ha saputo raccogliere e vincere la sfida, soprattutto di mentalità, con un settore che è improvvisamente cambiato dopo decenni di stallo: «ino alla metà degli anni 0 il lavoro nella maglieria era tutto sommato facile, nel senso che la domanda superava l'offerta e le cose filavano lisce - spiega Calvero - Con l'apertura dei mercati dell'Est e poi dell'Asia è cambiato tutto: le sicurezze sulle quali si fondava il settore sono crollate tutte d'un colpo. Le aziende si sono trovate a concorrere con Paesi capaci di offrire un costo della mano d'opera molto più basso e sopravvivere è stato difficile».  Il Maglificio Ites invece ce l'ha fatta, con un cambiamento radicale di mentalità, più che produttivo: «Perché l'attività di maglieria è basata su una tecnologia povera - spiega Calvero - Lo slancio in avanti quindi deve provenire dalla testa. Cambiarla però non è stato facile, anche perché non dovevi pensare solo alla tua azienda, ma anche a tutte le maestranze locali che dovevi "riconvertire" per esternalizzare la lavorazione. Ci siamo detti «o ci adeguiamo o moriremo lentamente». Abbiamo cercato nuovi clienti, nuovi mercati e nuovi prodotti per arricchire il campionario. Ci siamo messi tutti in discussione all'interno dell'azienda».  Una delle novità più importanti è stata l'apertura di un reparto dedicato all'importazione con l'Asia: «Cina, India e Bangladesh in particolare - afferma Calvero - Cerchiamo maestranze soprattutto per i capi d'abbigliamento più elaborati: lavorano in base alle nostre direttive su prodotti ben precisi. La maggior parte del lavoro però è svolto in Italia, con maestranze aglianesi e pratesi: noi compriamo le materie prime, loro lavorano il capo che poi ritorna nei nostri stabilimenti per il controllo qualità, il confezionamento e la spedizione».  Dai piccoli e medi clienti degli inizi, il Maglificio Ites è passato a grandi nomi come Conbipel, Oviesse, Massimo Dutti, Rinascente, Upim per citare solo l'Italia. Ma anche Next, in Inghilterra e TJKMax del gruppo Sachs negli Stati Uniti. «I gruppi della grande distribuzione americana ed europea prestano molta attenzione alla qualità, non solo delle materie prime, ma anche dell'ambiente di lavoro - spiega Calvero - Certificazioni su certificazioni e attenzione maniacale per i dettagli: dalla zip fino alla confezione. Pensare che abbiamo anche un metal-detector per individuare la presenza di aghi o metalli nei capi d'abbigliamento. Insomma, prodotti di qualità ma a prezzi competitivi».  Oltre al vanto di guidare un'azienda sana, produttiva e rinomata nel settore della moda, c'è anche un altro motivo che spiega il successo del Maglificio Ites: «Diamo lavoro a circa 100 persone come indotto, oltre alle 25 interne all'azienda. I dipendenti sono tutti a tempo indeterminato e molti hanno cominciato la loro avventura con me - conclude Calvero - Un'azienda deve produrre ricchezza, non solo economica, ma anche sociale. Noi ci siamo riusciti e siamo soddisfatti di questo. Quest'anno per la prima volta il fatturato tornerà a crescere. La crisi mi sembra alle spalle: possiamo guardare con ottimismo al futuro».  

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