Il Tirreno

Pistoia

«Impiegheremo gli ex Radificil»

Beatrice Faragli
Ex operai Radicifil e Francesca Casagrande
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Ex operai Radicifil e Francesca Casagrande

Futura centrale, il presidente Repower rassicura i lavoratori

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 SERRAVALLE. Solo personale locale per la centrale termoelettrica a gas metano in arrivo nell'area ex Franchi-Radicifil. Ad assicurarlo è Fabio Bocchiola, presidente della Repower Italia: «Impiegheremo i cassintegrati Radicifil» dice.  Dalla rocca medievale serravallina, pronto a salir sul palco di Cgil Incontri per parlare d'energia solare, la guida italiana del gruppo ha garantito il riassorbimento - ovviamente minimo rispetto ai 137 fuoriusciti dell'azienda di filati - di venti, venticinque disoccupati pistoiesi. Nessun impiegato dall'accento lombardo insomma.  A lanciare l' allarme su una possibile esclusione degli ex dipendenti Radicifil dalla rosa degli addetti Repower, era stato il Comitato Bottegone-Badia-Agliana.  «La maggior parte delle assunzioni previste - avevano detto gli esponenti del comitato solo due settimane fa, durante un'assemblea pubblica colma di gente - sarà composta da tecnici specializzati, non certo dagli ex lavoratori della zona». Un'aggravante, questa, da sommare, secondo il comitato, all'impatto ambientale e paesaggistico indotto da una centrale termoelettrica come quella di Repower. Al centro delle preoccupazioni soprattutto la questione delle competenze.  Come riconvertire le professionalità del manifatturiero, o almeno quelle poche decine candidate al posto di lavoro nella centrale, in addetti all'impianto?  Bocchiola però, sull'argomento, sembra tranquillissimo. «Li specializziamo noi» dice. «Se la provincia ci supporterà in questo anno di formazione indirizzata agli ex lavoratori Radicifil bene - spiega il presidente -, altrimenti lo faremo lo stesso, in maniera autonoma; abbiamo bisogno di gente in pianta stabile». «Non dimentichiamoci poi - precisa Francesca Casagrande, project manager del gruppo - che già in Radicifil esisteva una centrale di questo tipo, con figure professionali ben formate».  Nessuna marcia indietro infine sul rischio inquinamento. «Gli studi in materia - dice Casagrande - parlano da soli. Non esiste alcun allarme da polveri sottili. Anzi, l'aria che esce viene filtrata altrimenti andrebbe a compromettere la turbina. Per quanto riguarda il vapore in uscita poi, il nostro sistema di raffreddamento è a secco, e non a umido, proprio per evitare conseguenze sulla situazione ambientale della zona». Tra le previsioni degli svizzeri e quelle del Comitato però è scontro aperto. Da una parte infatti si parla di emissioni inquinanti vicine allo zero, dall'altra di una produzione di 179 tonnellate annue di ossidi d'azoto e di 36 mila metri cubi d'acqua mista a olio scaricati, ogni anno, nel torrente Brusigliano. Bocchiola apre al dialogo, ma soltanto se si parla di prospettive reali: «Nell'energia elettrica si può prescindere dagli idrocarburi solo nelle favole» dice. Intanto il progetto Repower è nelle mani della Regione per la valutazione di impatto ambientale. Se tutto andrà bene, almeno per gli svizzeri, nel 2015 la centrale sarà operativa.

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