Il Tirreno

Pistoia

Blitz nel capannone cinese

Marta Qulici
Il capannone sequestrato e un carabiniere durante un blitz analogo
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Il capannone sequestrato e un carabiniere durante un blitz analogo

Lavoravano e dormivano 13 irregolari, denunciati i due titolari

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 QUARRATA. Tredici lavoratori cinesi irregolari. Tre senza permesso di soggiorno, 21 macchine da cucire attive giorno e notte, 15 posti letto stipati in un corridoio stretto e lungo dove gli operai mangiavano e dormivano tra un turno e l'altro. Sono questi i numeri dell'ultimo sequestro effettuato dai Carabinieri di Quarrata nell'ambito delle operazioni di lotta al lavoro nero e allo sfruttamento della manodopera clandestina.  Il capannone sul quale sono immediatamente scattati i sigilli si trova in via Bocca di Gora e Tinaia al numero 37 ed era gestito da due imprenditori cinesi denunciati a piede libero per l'impiego di manodopera irregolare e di lavoratori, loro connazionali, sprovvisti di permesso di soggiorno.  L'operazione è stata eseguita mercoledì dai militari della stazione di Quarrata, comandati dal luogotenente Salvatore Maricchiolo, insieme al Nucleo tutela del lavoro dei carabinieri diretto dal maresciallo Nicola Lentini e al personale dell'Inps.  Il capannone non aveva nessun tipo di dispositivo o telecamera di sorveglianza all'ingresso. Quando i militari hanno fatto irruzione nel capannone, quindi, hanno trovato ben 15 cittadini cinesi sorpresi a lavorare alle macchine da cucire in un ambiente di lavoro degradante e con precarie condizioni igieniche e sanitarie.  Dopo i controlli, i militari hanno appurato che su 15 operai ben 13 erano impiegati in maniera irregolare, senza un normale contratto, né assicurazione. Di questi, tre erano persino sprovvisti di permesso di soggiorno e per loro sono state immediatamente attivate le procedure di espulsione.  L'attività è stata sospesa e il capannone sequestrato. Il laboratorio accoglieva ben 22 macchine da cucire per capi di maglieria. Emblematica la presenza all'interno del cortile aziendale di alcuni scatoloni che riportavano la dicitura "Made in Italy": un particolare che può far intuire la destinazione della maglieria lavorata nel capannone cinese.  Quella sequestrata è un'azienda a due piani di ben 380 metri quadri. Il laboratorio si estendeva al piano inferiore. I posti letto erano stati ricavati lungo un cunicolo suddiviso in tanti angusti box in cui gli operai mangiavano e dormivano.  Oltre alla denuncia a piede libero nei confronti dei due imprenditori cinesi, i militari hanno comminato sanzioni per complessivi 50mila euro e un'ulteriore sanzione di 1.500 euro in base a quanto previsto dall'articolo 22 comma 12 del decreto legislativo 286 del'98 in materia di immigrazione e lavoro.

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