Sicurezza
Giustizia, ecco la riforma possibile secondo i magistrati
Marta Quilici
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Da sinistra Epifani Palamara e Camusso sul palco di Cgil Incontri 2 MINUTI DI LETTURA
SERRAVALLE. «Più che riforme della giustizia, sembrano regolamenti di conti contro la magistratura». Inizio in grande stile martedì sera a Serravalle per la quindicesima edizione di Cgil Incontri "Energie al Lavoro". Ospite della serata, il presidente dell'associazione nazionale magistrati Luca Palamara, con il segretario nazionale Cgil Susanna Camusso e l'ex segretario Guglielmo Epifani. Giustizia e lavoro, i temi al centro della serata. La Repubblica italiana fondata sul lavoro, l'indipendenza della magistratura dal potere politico: questo il filo rosso che ha unito gli interventi dei tre ospiti, insieme alla condanna dei «ripetuti tentativi di delegittimazione» della magistratura e delle recenti offese al lavoro precario bollato come «l'Italia peggiore» dal ministro Brunetta. «Per il recupero di un credito - ha spiegato Palamara - in Italia servono in media 1210 giorni e questo fa slittare il paese all'181º posto per attrattività verso investimenti stranieri. In Italia ci sono 4,5 milioni di processi civili e 1,5 di penali pendenti. Crediamo anche noi che serva una riforma della giustizia. Il nostro programma prevede tre punti: un dislocamento diverso dei tribunali, immutato dal 1800, con l'accorpamento di quelli più piccoli; l'informatizzazione degli uffici (spesso un processo salta perché una notifica non è andata a buon fine; se si potesse mandare con email certificata, non accadrebbe); incremento delle risorse materiali e umane (dal 1997 non ci sono stati più concorsi pubblici e nel 2008 sono addirittura state tagliate piante organiche). Dal 2008 ad oggi però il Governo non ha parlato di questo, ma della legge "blocca processi", di intercettazioni, di "processo breve", lodo Alfano, fino all'annuncio di 3 mesi fa del disegno di legge di riforma costituzionale che non affronta il miglioramento del servizio giustizia, ma rivede l'equilibrio dei poteri stabilito nella Costituzione. Il tutto con attacchi, insulti e offese ripetute alla magistratura». Per Susanna Camusso il legame tra giustizia e lavoro si chiama "democrazia" e uguaglianza dei diritti: «Dalla limitazione sulle intercettazioni alla depenalizzazione del falso in bilancio: c'è una scelta di non combattere le grandi criminalità. Mentre cresce il caporalato e, unico paese in Europa, abbiamo il reato di clandestinità con la novità di questi giorni di poter tenere fino a 18 mesi in un centro di espulsione una persona che non ha commesso alcun crimine. La magistratura efficiente aiuta i lavoratori».
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