Il Tirreno

Pistoia

L'ultimo regalo di Domenico

Marta Quilici
Da sinistra Liana, Domenico e Rachele, in basso Matilde durante una gita a Venezia
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Da sinistra Liana, Domenico e Rachele, in basso Matilde durante una gita a Venezia

Il ferroviere morto sul campo di calcio di Chiesina ha donato cornee e tessuti

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PISTOIA. «Qualcosa del babbo, adesso, continuerà a rimanere in vita». È Rachele a parlare: appena 14 anni, un esame di terza media da sostenere proprio in questi giorni e una saggezza rara anche in una persona adulta.  È la figlia più grande di Domenico Piras, il ferroviere di 47 anni, ucciso da un infarto mercoledì della scorsa settimana mentre giocava con la Polisportiva Santomato al campo di Chiesina Montalese. È Rachele che, a poche ore dalla tragica morte del padre, ha deciso di acconsentire alla donazione degli organi, insieme alla mamma Liana Mariani e alla sorellina Matilde, 9 anni e la prima comunione celebrata appena pochi giorni fa.  «A scuola - spiega Rachele - abbiamo fatto una lezione in cui ci hanno spiegato l'importanza della donazione degli organi. Ci hanno spiegato che acconsentendo alla donazione si può contribuire a salvare altre vite. Così adesso grazie al babbo, altre persone potranno continuare a vivere e una parte di lui rimarrà ancora viva per altro tempo».  Rachele è una ragazzina veramente speciale «tutta suo padre - come dice la mamma -, sia per il carattere, che per le somiglianze fisiche».  «Con mio marito - racconta Liana - non abbiamo mai avuto modo di parlare di donazione. Non ci si pensa mai, prima. L'anno scorso, però, proprio di questi giorni, morì il nipote di mio marito, Valter Piras. Anche lui all'improvviso. Aveva 39 anni. La famiglia acconsentì alla donazione degli organi e ricordo che mio marito disse che era stato un bel gesto. Così abbiamo deciso di donare quel che era possibile, cioè le cornee e la cute». A curare la procedura della donazione è stato il dottor Eufrasio Girardi.  Dopo la morte di Domenico Piras i tanti amici dello "Zio", come era soprannominato, si sono stretti intorno alla famiglia. Increduli, angosciati, svuotati di un punto di riferimento che trasmetteva energia e voglia di vivere. Il suo funerale, venerdì scorso a Santomato, è stato partecipatissimo, così come è stato sempre costante il via vai di persone nelle cappelle del commiato della Croce Verde a Sant'Agostino.  «L'affetto delle persone mi riempie il cuore - spiega Liana -. Voglio davvero ringraziare tutti per la vicinanza e il calore che continuano a dimostrare alla mia famiglia. Quando succedono queste tragedie il dolore non può andare via, ma sentire che mio marito era così tanto amato, mi riempie di gioia. Io personalmente so che Domenico è stato un grande uomo, per la sua famiglia e per il suo lavoro, ma non mi ero resa conto quanto amore avesse seminato anche fuori. Alla camera ardente un arbitro mi ha avvicinato e mi ha detto che non aveva mai conosciuto una persona così corretta in campo. Sono parole che fanno piacere e per questo voglio ringraziare chi ci sta vicino. Se ci fosse ancora, in questi giorni, sarebbe stato a preparare la festa della Polisportiva Santomato al circolo del paese, come tutti gli anni».  Di origini sarde, da piccolissimo Domenico è arrivato a Pistoia con i genitori e i suoi sette fratelli.  «Eravamo compagni di classe persino alle elementari - racconta Liana -. Poi trent'anni fa ci siamo messi insieme e venti anni fa ci siamo sposati. In questo periodo Domenico era felice: aveva soddisfazioni anche a lavoro. Si occupava della manutenzione delle linee ferroviarie e gli avevano affidato una squadra di ragazzi da coordinare».

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