Il Tirreno

Pistoia

Affollata assemblea a Badia: criticate la mancanza di informazioni e i rischi di inquinamento

La centrale Repower fa paura

Beatrice Faragli
Affollata la sala dell’assemblea
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Affollata la sala dell’assemblea

Cento cittadini firmano un'osservazione contro l'impianto

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PISTOIA. «Il metano, a chi dà una mano?». A Pistoia e ai pistoiesi di sicuro no, secondo il Comitato Bottegone-Badia-Agliana. Il gruppo, sulla scia di un vecchio slogan pubblicitario, boccia la previsione della centrale termoelettrica Repower nell'area ex Radicifil. Per la Provincia invece, accusata di non aver messo in piedi alcun confronto con associazioni di categoria e cittadini prima di accogliere a braccia aperte l'impianto turbogas, non servono troppi ritornelli. «Abbiamo chiesto al presidente Federica Fratoni un incontro, ma hanno passato la chiamata alla Repower. Da quel momento: il nulla» spiega Paolo Paolieri del comitato.  Intanto il gruppo ha già pronta una lunga lista di osservazioni da spedire in Regione dove, da aprile, è in corso la verifica di impatto ambientale sul progetto dell'area ex Franchi. Un centinaio di pistoiesi, preoccupati per l'inquinamento e le ricadute sul territorio, hanno sottoscritto il documento. Tutto è stato fatto in tempi record: «Nessuno ci aveva informati della scadenza fissata al 19 giugno» fanno sapere dal comitato sulla fase delle osservazioni in atto. «Il metano - ha detto Paolieri mercoledì sera, in un circolo di Badia a Pacciana pieno zeppo di gente - non dà una mano né ai cassintegrati della Radicifil, né alla popolazione o ai vivaisti, e neppure al fabbisogno energetico provinciale». Il gioco non vale la candela insomma, soprattutto se si parla di 20-25 assunzioni al massimo.  «La maggior parte di queste sarà composta da tecnici specializzati, non certo dai disoccupati della zona» precisano dal Comitato. E proprio sul caso degli ex lavoratori Radicifil (nell'estate 2010, al lancio del protocollo d'intesa tra Comune, Provincia, Regione, sindacati e Repower si era addirittura parlato di un riassorbimento degli ex dipendenti Mas) il consigliere comunale Fli Alessio Bartolomei, seduto tra la platea, non ha usato mezze parole. «Vergognoso e vigliacco - ha detto - cavalcare la disperazione delle persone per giustificare impianti del genere di cui non c'è alcuna necessità».  Ma è stata soprattutto la questione inquinanti a tener banco mercoledì sera. Per la prima volta infatti, progetto alla mano (scovato sul sito della Regione) il comitato ha fatto il punto sulle ricadute della centrale. «Le due ciminiere alte quaranta metri produrranno, oltre a ossido di carbonio, anche 179 tonnellate all'anno di ossidi di azoto» ha spiegato la microbiologa Luciana Giovannetti. Di queste il 60% si trasformerà in particolato secondario, ovvero nelle cosiddette polveri sottili. «La cosa più grave - ha detto la docente universitaria - è che nella procedura di valutazione dell'impatto ambientale non viene quasi preso in considerazione questo aspetto e dalla Repower dicono addirittura che il particolato secondario è quasi inesistente».  Preoccupazioni anche per l'inquinamento acustico e, soprattutto, per i 36.000 metri cubi d' acqua, «misti ad olio» precisa Giovannetti, che saranno scaricati nel torrente Brusigliano ogni anno. Preoccupati, proprio per le conseguenze che la centrale potrebbe avere sull'area pistoiese e sulla sua economia verde, anche il direttore della Confederazione italiana agricoltori Livi, e il direttore Coldiretti Francesco Sossi.  Adesso Repower, tramite la dottoressa Fabbri della fondazione Pofferi, fa sapere di essere disposta a un confronto con il comitato. Da Badia però rilanciano: «Il nostro interlocutore dovrebbe essere la Provincia». Ma nessun amministratore, nonostante l'invito, mercoledì sera si è fatto vivo.

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