Il Tirreno

Pistoia

L'accusa: «Amministratori infedeli»

Fabio Calamati
L'accusa: «Amministratori infedeli»

I rapporti tra Conad e il duo Ferrini-Baldi secondo i magistrati

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 PISTOIA. Sarebbero stati determinanti per mettere in piedi il maxi-giro immobiliare che ha fatto perdere alla Conad circa 18 milioni di euro. Ma nelle loro tasche non c'è prova che sia finito un solo euro. Ugo Baldi (nella foto) e Silvano Ferrini (rispettivamente amministratore delegato e presidente del colosso pistoiese della distribuzione) hanno quindi nella maxi-inchiesta romana per evasione fiscale, bancarotta e appropriazione indebita che li ha condotti agli arresti domiciliari una posizione diversa da quella degli altri imputati pistoiesi, come il presidente arancione Orazio Ferrari, l'immobiliarista Andrea Baldi e l'ex manager Conad Ettore Conti.  Il fatto però che non vi siano prove di un loro personale arricchimento, non ne alleggerisce più di tanto la posizione: il capo di imputazione, per loro, parla di bancarotta, ai danni di alcune delle aziende coinvolte nella serie di passaggi di mano del terreno e poi del magazzino di Montopoli. Passaggi ad ognuno dei quali il valore si "gonfiava" artificiosamente, secondo l'accusa. E per attuare questi passaggi il ruolo di Baldi e Ferrini è considerato determinante.  Erano loro, infatti, ad essere stati incaricati di seguire direttamente le complesse trattative per l'acquisizione del magazzino di Montopoli, considerato all'inizio degli anni Duemila una necessità strategica per la Conad: lì si dovevano concentrare - come poi in effetti è avvenuto - i flussi di merci in arrivo dai fornitori e in uscita verso i centri vendita di buona parte dell'Italia centrale.  Ma a fronte di un bene immobile che lievitava di valore ad ogni passaggio, Ferrini e Baldi «hanno tenuto - scrive il giudice per le indagini preliminari Giovanni De Donato nell'ordinanza di custodia cautelare - una condotta violativa del dovere di fedeltà nei confronti della società di appartenenza (Conad, ndr), dando giustificazioni del tutto superficiali e di facciata ai cambiamenti della strategia aziendale in ordine alla acquisizione dell'immobile e al prezzo da corrispondere per esso, tacendo al contempo qualsiasi circostanza relativa alle manovre societarie in essere, destinate ad avere l'unica funzione di far lievitare l'esborso monetario da parte di Conad».  Insomma, Baldi e Ferrini sono dipinti come amministratori infedeli e sleali, pronti a negare anche l'evidenza. Lo notano - con un filo di stupore - gli stessi magistrati quando leggono la memoria depositata dal presidente della Conad all'Agenzia delle entrate per giustificare l'"operazione Montopoli": nota in cui Ferrini difende «strenuamente» la correttezza dell'affare «senza in alcun modo - si legge nell'ordinanza - porsi il dubbio (facilmente evincibile da una serena consultazione dei dati, come rappresentati dall'Agenzia) che la complessa operazione potesse avere una finalità in termini di depauperamento del patrimonio di Conad: dubbio che avrebbe sicuramente avuto qualora in buona fede».  Qualche esempio concreto lo fa la stessa ordinanza del Gip. Il 18 settembre 2003, ad esempio, Ferrini e Baldi acquistano il terreno di Montopoli su cui sorgerà il magazzino dalla Siriter (società guidata da Andrea Baldi) per 3,5 milioni di euro e sottoscrivono lo stesso giorno un contratto preliminare di compravendita con la Tredil, la società pratese dove sono presenti anche Ferrari e Andrea Baldi. Otto mesi dopo, al consiglio di amministrazione del 3 maggio 2004, presidente e amministratore delegato annunciano che la società Viareggio Immobiliare srl si è resa disponibile ad acquistare il terreno di Montopoli e a consegnare il magazzino già costruito entro il 30 giugno dello stesso anno. La Conad, a quel punto, prenderà in affitto l'immobile a un canone annuo di 2,6 milioni di euro. «Non si comprende - osservano i magistrati - per quale ragione la Conad si sia spogliata della proprietà del terreno; l'operazione invece è funzionale a non rendere palesi i costi di realizzazione del magazzino».  Ma basta aspettare l'anno dopo e c'è un'altra novità. Nel consiglio di amministrazione del 20 giugno 2005, Ferrini e Baldi propongono di acquistare direttamente l'immobile, visto che l'affitto di 2,6 milioni l'anno moltiplicato per i 9 anni (rinnovabili per ulteriori 9) del contratto fanno una somma piuttosto consistente.  «Appare curioso - osserva ancora l'ordinanza - come tali valutazioni, che non sembrano particolarmente complesse, non siano state fatte prima di vendere e contestualmente ricevere in locazione l'immobile, il 17 giugno 2004». Invece il consiglio di amministrazione ancora una volta aderisce alla proposta di Baldi e Ferrini e conferisce loro il mandato di trattare l'acquisto sino al tetto di 65 milioni di euro.  Non solo: il Gip sottolinea che quegli stessi Baldi e Ferrini che ai consiglieri di amministrazione avevano spiegato che l'affitto del magazzino non era conveniente, circa tre mesi prima «avevano avallato l'aumento del canone di locazione da 2,36 a 3 milioni di euro: ovviamente non potevano riferire all'organo amministrativo, cui rappresentavano la diseconomicità del rapporto di locazione, che poco tempo prima avevano concordato un prezzo di locazione addirittura più elevato di quello originariamente fissato». Il risultato è che dal giugno 2004 all'aprile 2006 Conad paga affitti cospicui «senza che vi fosse alcuna convenienza economica». Ma questo - chiarisce l'ordinanza - non è un reato, semmai una responsabilità civile di presidente e amministratore delegato.

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