Il Tirreno

Pistoia

Sotto accusa anche due dipendenti Conad

La sede della Conad Tirreno in via Fonda di Sant’Agostino
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La sede della Conad Tirreno in via Fonda di Sant’Agostino

Il gip: collaboratrice di Ettore Conti parte attiva nell'operazione Montopoli

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 PISTOIA. Anche due dipendenti di Conad Tirreno sotto accusa nell'ambito dell'operazione della Guardia di Finanza che ha portato all'arresto dei vertici del gruppo commerciale, del presidente della Pistoiese e di alcuni imprenditori. Entrambi, secondo gli inquirenti, avrebbero collaborato attivamente per portare a termine il cosiddetto affare Montopoli.  Affare per colpa del quale, Conad Tirreno - che nel comune pisano ha realizzato un gigantesco centro di distribuzione della merce - si sarebbe vista sottrarre dalle casse quasi 18 milioni di euro.  Per uno dei due dipendenti, il gip di Roma Giovanni De Donato ha specificato ampiamente le condotte ritenute illecite. Si tratta di Franca Palazzeschi, 52 anni, residente ad Agliana, collaboratrice nell'azienda di uno dei principali accusati, Ettore Conti, per anni - fino al 2009 - direttore dell'area sviluppo. La donna è accusata di appropriazione indebita e di due casi di bancarotta fraudolenta patrimoniale. Dipendente Conad dal 1990, nel 2007 la Palazzeschi è stata nominata responsabile amministrativo dell'attività dei supermercati affiliati. Tra il 2004 e il 2007 è stata assegnato all'ufficio diretto da Conti.  Secondo gli investigatori delle Fiamme Gialle, l'operazione Montopoli Valdarno, oltre all'appropriazione indebita di 17 milioni e 751mila euro ai danni di Conad, avrebbe portato all'appropriazione indebita di oltre 20 milioni in danno di altre società coinvolte e ad un'evasione fiscale di pari importo. Il tutto tramite un susseguirsi di contratti di vendita del terreno (e dell'immobile poi) da una società all'altra (trasferite poi all'estero con ingenti debiti tributari) che avrebbe avuto come fine, attraverso la creazione di costi inesistenti e crediti fittizi, un illecito incremento di valore in danno di Conad, alla quale l'acquirente finale - una società di leasing - aveva concesso i beni in locazione finanziaria.  «Mi occupavo della parte operativa della predisposizione delle bozze contrattuali per l'acquisto, la vendita e la locazione di immobili e aziende - ha dichiarato agli inquirenti Franca Palazzeschi - della gestione delle pratiche amministrative con gli enti pubblici». In realzione al suo ruolo nell'operazione Montopoli, la donna ha dichiarato di aver predisposto, secondo le direttive di Ettore Conti, il contratto di locazione futura tra Conad e Logistica Valdarnese, la società che ha costruito l'immobile, seguendo inoltre lo stato di avanzamento dei lavori. La donna ha ammesso di aver ricevuto direttamente da Conti degli assegni per un importo di 62.500 euro.  «Nel 2008 - ha aggiunto - mi ha intestato un rapporto fiduciario con Cordusio (uno degli arrestati, ndr) dove erano depositati 240.000 euro. Ho chiuso il rapporto fiduciario ed ho stipulato una polizza assicurativa di pari importo in favore dei miei figli».  Dall'esame delle circa 800 pagine dell'ordinanza con cui il gip di Roma ha emesso misure cautelari restrittive o interdittive per 83 persone, emerge chiaramente come il giudice consideri consapevolmente illecito il comportamento tenuto da parte del presidente e dell'amministratore delegato di Conad Tirreno, Silvano Ferrini e Ugo Baldi, supportati a livello tecnico da Ettore Conti e dai commercialisti romani Mazzieri e Pambianco, anche loro legati a Conad, come sindaco revisore e consulente.  «La circostanza che il profitto derivante dall'operazione sia di natura illecita e non già il frutto di autonome e corrette trattative contrattuali - scrive il gip - discende dal fatto che il presidente e l'amministratore delegato Conad, ben consapevoli del plusvalore fittizio che ad ogni passaggio venive attribuito al bene immobile, hanno taciuto su tali circostanze e hanno pertanto rappresentato all'organo collegiale di Conad una situazione difforme dal reale». Una condotta, la loro, secondo il giudice «violativa del dovere di fedeltà nei confronti della società di appartenenza, dando giustificazioni del tutto superficiali e di facciata ai cambiamenti della strategia aziendale in ordine all'acquisizione dell'immobile e al prezzo da corrispondere, tacendo qualsiasi corcostanza relativa alle manovre societarie in essere, destinate ad avere l'unica funzione di fare lievitare l'esborso monetario da parte di Conad».  «Sebbene non risulti che Ferrini e Baldi abbiano percepito direttamenti profitti da tale operazione - continua il gip - la condotta posta in essere milita senz'altro per un coinvolgimento diretto degli stessi, la cui opera appare essere determinante».

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