Sicurezza
Assalto ai corsi di formazione
Elisa Pacini
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Lassessore provinciale Paolo Magnanensi Quasi mille disoccupati sui banchi ma in 600 sono rimasti fuori
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PISTOIA. Sono il salvagente dei tanti che cercano un lavoro che scarseggia o di chi l'ha perso e non è riuscito a reinserirsi nel mondo occupazionale. Sono i corsi di formazione gratuiti, ovvero finanziati da un ente pubblico. Nell'ultimo anno il salvagente però non è stato sufficiente per tutti coloro che ne hanno fatto domanda. Il motivo? Il persistente stato di crisi occupazionale. Anche nella nostra provincia si è moltiplicato il numero di persone che si sono gettate in massa sui corsi di formazione coordinati dalla Provincia che, con i Pic (Piani integrati di comparto), coinvolge tutte le associazioni di categoria per aumentarne la qualità. Il risultato vede grandi numeri sia in entrata (più di 1.000 persone impiegate in un corso) ma anche in uscita, con almeno 600 persone rimaste fuori anche dai corsi. Un fenomeno imponente se si pensa che la formazione professionale, pur di qualità, non dà la sicurezza di avere un lavoro alla fine del corso. I grandi numeri non sono certo passati inosservati all'assessorato provinciale Lavoro e formazione, che anzi sta studiando i risultati dei corsi per riprogrammare il nuovo biennio di politiche formative. «Al 16 maggio - ci spiega l'assessore Paolo Magnanensi - erano 900 le persone che stavano facendo un corso di formazione finanziato spesso, dal fondo sociale- europeo o dallo Stato o dalla Provincia stessa. Più di 100 le persone che stanno frequentando corsi riconosciuti a carico dell'utente. Sul totale dei 900 corsisti che stanno facendo corsi gratuiti, le domande sono state molte di più». Se da una parte, come spiega Magnanensi, i fondi per la formazione sono diminuiti perché c'è stato un grosso impegno regionale per la cassa integrazione, il motivo del boom delle iscrizioni nasce naturalmente dalla crisi del lavoro, che ha spinto sui banchi, oltre ai ragazzi in cerca del primo lavoro, cassaintegrati e nuovi disoccupati. Qualche esempio? Al corso iniziato da poco per la qualifica di assistenza di base ad anziani e disabili si sono presentati in 120 per 12 posti, mentre 97 sono state le richieste per il corso di panificatori e macellai. I corsi sono a numero chiuso. Una scelta obbligata per tutelare la qualità della formazione ma che, con un alto numero di iscrizioni, impone una selezione d'ingresso serrata. Il che, in questo momento, spesso si traduce in un vero cancello per le fasce più deboli, ovvero persone con un titolo di studio molto basso o stranieri adulti che hanno perso un lavoro che facevano da quando sono arrivati in Italia. «I nostri corsi - dice l'assessore - sono realizzati in modo che abbiamo tante ore di pratica. Per renderli efficaci ci vuole obbligatoriamente un numero chiuso. Ho chiesto però agli uffici di essere elastici e spesso il limite è stato alzato. Il nostro obiettivo è quello di avere corsi di qualità ma se avessimo mantenuto il limite rigido e ferreo, di questi 900 ne avremmo accolti 805. Ma nonostante questo, sono rimaste fuori 600 persone». Una fetta grande che non può essere dimenticata. «Ce ne occuperemo in sede di programmazione della formazione per il biennio 2011-2013 - dice Magnanensi - Proporremo corsi anche per queste persone. Ma posso anticipare che nella prossima programmazione faremo corsi non solo per i dipendenti ma anche per gli imprenditori, basati su innovazione, ricerca, internazionalizzazione. Ci siamo accorti che spesso abbiamo ottimi artigiani ma serve anche che siano ottimi imprenditori, perché secondo noi il futuro della provincia sarà ancora di una rete di piccole e medie imprese manifatturiere».
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