Sicurezza
Santomato piange lo "Zio"
Saverio Melegari
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A sinistra, il barista del circolo Simone Tosi, sotto una formazione del Santomato a fianco Domenico Piras Sconcerto per la morte di Domenico Piras a Chiesina
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PISTOIA. A Santomato c'è incredulità. Nessuno ancora riesce a credere che lo "Zio" li abbia lasciati. C'è poca voglia di parlare, si preferisce lasciar andare la mente al ricordo di Domenico Piras, lo "Zio", appunto, perché a 48 anni aveva ancora voglia di allacciarsi gli scarpini e scendere in campo, spesso insieme a ragazzi molto più giovani di lui, come il nipote Matteo. Oggi pomeriggio alle 15.30 nella chiesa di Santomato, il paese, i compagni di squadra, gli amici di una vita saranno a fianco della vedova Liana e delle figlie Rachele e Matilde, saluteranno per l'ultima volta lo "Zio", che sicuramente continuerà a osservare il "suo" Santomato dall'alto, magari cercando di dare, come al solito, qualche buona indicazione tattica. Con altrettanto calore lo stanno ricordando quelli che, da ieri pomeriggio, sono andati a salutarlo per l'ultima volta nelle cappelle del commiato della Croce Verde a Sant'Agostino, dove è esposta la salma. Un lungo via vai di compagni di squadra, avversari, amici d'infanzia e colleghi di lavoro. Perché Domenico era amato, era una persona che lasciava traccia della sua presenza. Era l'anima della Polisportiva Santomato, un tipo carismatico che infondeva la giusta grinta ai propri compagni nei momenti di difficoltà: poco importa se non saltava nemmeno un minuto in campionato oppure rimaneva in panchina anche per un mese intero, perché era come se lui fosse sempre in campo. Tanto che, appena era pronto per entrare, per Domenico Piras c'era pronta la fascia di capitano. Ma lo sfortunato dipendente delle Ferrovie dello Stato tragicamente scomparso mercoledì sera durante una partita fra amici al campo sportivo di Chiesina Montalese era anche altro: attivo all'interno della Polisportiva per dare una mano al circolo nell'organizzazione delle feste, amico di tutti e particolarmente attaccato alla sua famiglia. «Il mio ricordo - racconta Fausto Nesi, presidente del circolo Arci di Santomato - è al tempo stesso triste e bello. Posso dire di avere avuto il piacere di conoscere una persona stupenda che, spesso e volentieri, diventava mio collega di volontariato nell'attività della Polisportiva all'interno del circolo. Il suo impegno e la voglia di stare in mezzo alla gente lo faceva ben volere a tutti e per il paese era un punto di riferimento, oltre ad essere un buon giocatore che ha fatto la storia degli ultimi anni della nostra squadra. Mercoledì sera non ero al campo sportivo ma, appena mi hanno telefonato, mi si è gelato il sangue e chi era presente teneva aperti i contatti per informarmi su quanto stava succedendo. Purtroppo, però, Domenico non ce l'ha fatta e non ci posso credere. Vedevo il suo impegno all'interno della squadra, visto che è un simbolo per tutti quei ragazzi più giovani, complice il grande carisma che aveva. Stavano preparando questa partita da più di un mese in una sorta di ritorno alle origini perché si trattava di una tradizione che, qualche anno fa, veniva sempre fatta a fine stagione». Mettendo al primo posto il lavoro in ferrovia, il suo hobby primario è stato indissolubilmente il calcio. «Ha sempre voluto far parte di quel mondo - spiega Simone Tosi, uno dei volontari del circolo di Santomato che mercoledì sera era fra i ventidue in campo - non era uno sprovveduto e negli ultimi tempi, più che sul rettangolo verde, si era dato da fare per tessere la tela della fusione che ci sarà fra la nostra squadra ed il Pistoia Nord. Cosa ho visto? Il gioco era fermo, stava camminando e tutto d'un tratto l'ho visto cadere per terra: in tanti hanno provato a rianimarlo ma non c'è stato niente da fare. Qui a Santomato siamo tutti sconvolti». All'interno della Polisportiva c'era una sorta di legge non scritta che qualunque giocatore rispettava alla lettera. «Ognuno di noi sapeva - ricorda Nicola Paperetti, ex direttore sportivo dello Spazzavento - che quando Domenico era in campo, la fascia di capitano spettava obbligatoriamente a lui. Era una bandiera della nostra squadra, anche se aveva giocato pure da altre parti. Non ci posso credere che sia successa una cosa del genere, pensando al fatto che soltanto domenica scorsa era al circolo a darsi da fare per la festa di comunione di sua figlia più piccola».
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