Il Tirreno

Pistoia

LA MORTE DEL CONTE SPALLETTI

La sua fu una delle famiglie più importanti per Quarrata

Sabrina Sergio Gori   sindaco di Quarrata

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Quando ieri ho letto della morte di Venceslao Spalletti, pur avendolo incontrato solo una volta, ho provato una strana sensazione, uno strano senso di vuoto come quello che si può provare quando alla televisione danno la notizia della morte di un qualche personaggio famoso che, con il suo lavoro, ci ha accompagnato in parte della nostra vita.  Venceslao, infatti, benché da tempo non risiedesse più a Quarrata e abbia avuto quattro figli, nell'immaginario collettivo della nostra città era visto e sentito come l'ultimo discendente di quella che è stata una delle famiglie più importanti del nostro territorio, non tanto per il titolo rivestito ma per quello che questa famiglia ha sempre fatto per la città.  Sono passati quasi cent'anni da quando la nonna del conte, la contessa Gabriella Rasponi Spalletti, si batteva per la laicità della scuola e per garantire diritti e l'indipendenza delle donne. A Quarrata la nobildonna si adoprò molto per insegnare l'arte del filet, attività per cui siamo rinomati nel mondo, alle donne e con il suo impegno dette vita alla scuola di modano e ricamo che prese il suo nome.  La famiglia Spalletti è sempre stata parte di quella nobiltà "contadina" che amava e rispettava la terra, attenta alla condizione dei suoi braccianti. Come possono ricordare ancora molti a Lucciano, nel lungo periodo della Seconda guerra mondiale, i cancelli della Fattoria Spalletti erano sempre aperti a tutti per offrire riparo e un pasto caldo.  Negli anni '60 gli eventi della vita hanno portato Spalletti e la famiglia lontano da Lucciano, ma sono certa, come dimostra anche il fatto che la Fattoria di famiglia ha sempre continuato anno dopo anno nella sua attività, che nel cuore di Venceslao c'è sempre stato un posto per la sua terra.

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