Il Tirreno

Pistoia

«L'ho visto morire, forse era destino»

Domenico Piras con la fascia di capitano
◗
Domenico Piras con la fascia di capitano

Matteo Piras, nipote di Domenico, era in campo nella stessa squadra

3 MINUTI DI LETTURA





 PISTOIA. È cresciuto al suo fianco e sul campo di calcio seguiva le sue indicazioni per cercare di dare il proprio contributo alla Polisportiva Santomato. Anche martedì sera era insieme a Domenico nella squadra "anziana" del circolo che affrontava, sul campo di Chiesina, le generazioni più giovani di frequentatori della struttura di via Montalese.  Il pallone va fuori perché qualcuno è a terra, prima la sensazione che si tratti di uno scontro di gioco e poi il timore di qualcosa di grave.  È partita da qui la drammatica serata di Matteo Piras, nipote di Domenico, che voleva passare un paio d'ore in allegria per tirare quattro calci ad un pallone e divertirsi in compagnia. Ma poi arriva il destino, l'avversario più grosso da affrontare nella vita.  «Mi trovavo in un'altra parte del campo - ricorda Matteo Piras - e mi sono accorto che qualcuno aveva calciato il pallone fuori perché uno della mia squadra era rimasto in terra. Velocemente con lo sguardo ho guardato chi potesse essere e quando mi sono reso conto che l'unico che non era in piedi era mio zio mi sono avvicinato per vedere ciò che era successo, ma mai mi sarei immaginato quello che poi è successo. La bellezza della nostra famiglia è che i fratelli di mio padre, fra cui Domenico, sono tutti molto uniti ed il destino probabilmente ha voluto che ci dovessi essere io vicino a lui in quel preciso istante».  Da lì i primi tentativi di rianimazione, il massaggio cardiaco ed il trasporto in ambulanza verso l'ospedale del Ceppo. Ma per il dipendente delle Ferrovie non c'era già più niente da fare.  «Era una partita tranquilla - continua il nipote - e tutti quelli che erano in campo ridevano e scherzavano: niente faceva presagire che qualcosa dovesse andare storto. Anche perché mio zio non ha mai avuto problemi particolari di salute e solo cinque giorni fa era al circolo a ballare insieme alle sue bambine per festeggiare la prima comunione della più piccola, di otto anni (l'altra ne ha 14, ndr). Era questo l'altro aspetto a qui teneva particolarmente: l'amore per la propria famiglia».  All'indomani della tragedia di mercoledì sera a Chiesina Montalese, il mondo del calcio amatoriale si è stretto intorno alla famiglia Piras.  «Sto ricevendo - conclude Matteo - tante telefonate di persone che avevano giocato con lui dieci anni fa, segno che tutti lo ricordano con piacere. Il mio ringraziamento, però, va a coloro che si sono dati da fare nei soccorsi, da chi era in campo ai volontari della Misericordia. Anche chi non lo conosceva nemmeno si è prodigato per aiutare lo zio e mi hanno fatto sentire la loro vicinanza con un lungo applauso quando è stato portato via con l'ambulanza». S.M.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Prato, il questore chiude una discoteca per 30 giorni dopo una lite (con ferito)

di Redazione Prato