Il Tirreno

Pistoia

Argini a rischio per tubi e alberi

Marta Quilici
Un cedimento sull’argine dello Stella A sinistra Paolo Bargellini
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Un cedimento sull’argine dello Stella A sinistra Paolo Bargellini

In uno studio le criticità dello Stella. Un pericolo anche i troppi detriti

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 QUARRATA. Tubazioni e alberi da rimuovere, depositi nell'alveo da pulire costantemente. Sono solo alcune delle criticità del torrente Stella elencate nello studio presentato ieri mattina a Villa Cappugi, in un convegno promosso dal Consorzio Ombrone. Presenti anche l'assessore regionale all'Ambiente, Anna Rita Bramerini, e l'assessore al Demanio idrico della Provincia, Mauro Mari.  Lo studio è stato presentato dall'ingegner Pier Gino Megale, commissario per l'attuazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico in Toscana, dall'ingegner Stefano Burchielli e dal geologo Raffaele Peruzzi, autore dello studio.  Dallo studio emerge, tra le altre cose, la necessità della rimozione di alberi e delle tubazioni fisse dichiarate in contrasto con la legge vigente (regio decreto 523 del 1904) e "incompatibili con la stabilità degli argini", tanto da essere considerata "assolutamente prioritaria un'azione di rimozione" in quanto "creano situazioni di pericolo".  Il problema dei tubi di attingimento dell'acqua lungo lo Stella era stato sollevato più volte da cittadini e consiglieri comunali che, adesso, hanno conferma dei loro timori.  Altro intervento, secondo lo studio, dev'essere la rimozione dei detriti e delle isole (barre) che si creano nell'alveo e ne deviano il corso, in quanto "principale causa dell'innesco dei fenomeni di instabilità delle arginature".  Si consiglia inoltre l'utilizzo di macchinari più piccoli per le attività di manutenzione ordinaria: «Si rinvengono - si legge infatti nello studio - porzioni di argine compromesse al seguito del passaggio di mezzi particolarmente larghi e pesanti».  «Gli argini di questa zona sono nati male - ha spiegato l'ingegner Megale - sono stati fatti stretti, per poter ricavare più terreno possibile da coltivare. Oggi, poi, si aggiungono le fluttuazioni del clima, la minor cura della montagna, la presenza dei vivai impermeabilizzati al posto dei campi arati. Anche la richiesta di sicurezza idraulica da parte dei cittadini, adesso, è maggiore».  Il presidente del Consorzio Ombrone Paolo Bargellini ha affrontato il problema della lentezza burocratica su interventi che invece «dovrebbero avere - ha spiegato - la stessa urgenza, o quasi, di quelli realizzati durante le emergenze: per la cassa di espansione alla Querciola occorrono 365 giorni di lavoro effettivo, ma a causa di passaggi, autorizzazioni, i tempi lievitano a 1230 giorni».  Altro problema sono i finanziamenti: «Siamo in un momento di forte impasse per i finanziamenti da parte degli enti pubblici» ha spiegato Bargellini.  «Se la Regione, le Province, lo Stato, non danno i soldi accordati - ha rilanciato Burchielli - le aziende che hanno fatto i lavori vanno comunque a batter cassa al Consorzio con il quale hanno stipulato il contratto».  L'assessore regionale Bramerini ha spiegato come gli enti locali, e quest'anno anche la Regione, debbano fare i conti con minori trasferimenti dallo Stato e con patti di stabilità che vincolano anche gli interventi si messa in sicurezza del suolo.

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