Il Tirreno

Pistoia

«Quel medico firmava troppe ricette»

Mamma Ebe all’uscita dal tribunale di Pistoia
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Mamma Ebe all’uscita dal tribunale di Pistoia

Poliziotto spiega ai giudici come da Cesena le indagini si estesero al Montalbano

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 QUARRATA. Oggettivamente troppe tutte quelle prescrizioni per un medico che aveva solo una settantina di mutuati. E se poi il medico in questione era già finito in manette poco meno di due anni prima perché coinvolto nell'indagine che aveva portato in carcere Mamma Ebe... Per questo l'Asl di Cesena aveva deciso di presentare un esposto alla procura di Forlì: non è che la Santona del San Baronto aveva ripreso ad esercitare abusivamente la professione medica? Ed era stato dalla segnalazione di questa anomalia che, nell'ottobre 2004, i poliziotti cesenati si erano spostati in missione a Quarrata, per dare il via a nuove indagini, raccogliendo quindi - con intercettazioni, appostamenti e pedinamenti - le prove che hanno portato al rinvio a giudizio di Mamma Ebe, al secolo Gigliola Giorgini, e di altre 17 persone.  A spiegare tutto questo, ieri mattina in aula, davanti al tribunale collegiale di Pistoia, è stato l'ispettore Luigi Meucci, del commissariato di Cesena: l'investigatore che, acquattato in tuta mimetica tra l'erba della collina sovrastante Villa Gigliola, aveva scattato le prime fotografie all'andirivieni di persone (presumibilmente clienti e "fedeli") che era iniziato attorno alla residenza di via Montalbano da quando la Santona, uscita dal carcere e lasciata la terra emiliana, era tornata a vivere a Quarrata.  Associazione per delinquere, esercizio abusivo della professione sanitaria, falso materiale e ideologico in ricette mediche e truffa ai danni dell'Asl le accuse per le quali lei e, a vario titolo, altre 14 persone (altre 4 sono già uscite dal procedimento patteggiando la pena nella fase delle indagini preliminari) sono imputate a Pistoia nel processo di cui ieri si è tenuta una nuova udienza.  Negli anni Novanta - e fino al gennaio 2002, quando fu arrestata dalla polizia - Mamma Ebe aveva vissuto in una villa a Carpineta, nel Cesenate. Quello in corso a Pistoia è il "gemello" del processo concluso il 10 aprile 2008: il tribunale di Forlì condannò Mamma Ebe a 7 anni di reclusione.  Il filone pistoiese, come detto, è scaturito dalla riapertura delle indagini da parte del commissariato di Cesena che portarono al processo di Forlì. Come testimoniato ieri dall'ispettore Meucci, secondo gli elementi raccolti dagli investigatori la Santona avrebbe ripreso la sua attività delittuosa in Toscana, nella villa di San Baronto e negli ambulatori satelliti di Scandicci, Empoli e Capannori.  Tutti gli imputati sono accusati di associazione per delinquere. La Giorgini in veste di promotrice e organizzatrice. La procura la considera "il capo e il vertice dell'associazione", nonché il centro motore di tutte le attività illecite. Punto di riferimento morale e spirituale per i propri clienti, che la considerano in possesso di particolari doti o poteri taumaturgici, secondo le accuse riceveva e visitava i "pazienti" sia presso la villa sul Montalbano che nelle abitazioni di alcuni coimputati adibite ad ambulatori di fortuna ad Empoli, Capannori e Scandicci. E là, praticava loro terapie e prescriveva farmaci, ottenendo e facendo prescrivere farmaci mutuabili in danno del servizio sanitario nazionale.  In questa sua attività, Gigliola Giorgini era affiancata, secondo il pm, dal marito Gabriele Casotto.  Tra gli imputati, inoltre, c'è anche il medico dalle cui ricette aveva preso il via la nuova indagine, Mauro Martelli, di San Miniato, che, all'epoca convenzionato con l'Asl di Cesena, esercitava a Sogliano sul Rubicone: "presta la propria professione di medico - si legge nel capo d'imputazione - al servizio delle esigenze sanitarie e terapeutiche dell'associazione, predisponendo ricette mediche false a seguito delle indicazioni date dalla Giorgini e delle sue esigenze di ottenere medicinali per i propri pazienti; procurando gli strumenti per l'agopuntura praticata dalla Giorgini; facendosi pagare somme di denaro per rilasciare ricette mediche anche dai propri pazienti della mutua".  Come spiegato ieri dall'ispettore Meucci, il medico, dopo l'arresto del 2002, era stato sospeso dal servizio, per poi essere riammesso una volta terminata la misura cautelare. Evidentemente, l'Asl di Cesena l'aveva però tenuto d'occhio, controllando le sue prescrizioni.

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