Il Tirreno

Pistoia

Esulta la Cna. Giusti: «Abbiamo circa 30 casi del genere»

Badanti costrette a pagare la Tia Giudice di pace sconfessa il Comune

Luca Giuntini
Sergio Giusti direttore della Cna
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Sergio Giusti direttore della Cna

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 PISTOIA. Il giudice di pace dà ragione alla badante "rappresentata" dalla Cna: Palazzo di Giano ha sbagliato a sanzionare la colf per non aver pagato la tariffa sui rifiuti e ha sbagliato a inquadrarla in un nucleo familiare autonomo rispetto a quello dell'assistito.  «Eravamo convinti di aver ragione e adesso il giudice lo conferma - sostiene Sergio Giusti, direttore Cna - è la dimostrazione che lottando si può avere giustizia. A noi si sono rivolte circa trenta badanti ingiustamente multate per non aver pagato la Tia, ma i casi simili a Pistoia sono centinaia: purtroppo la maggior parte di questi preferisce pagare piuttosto che andare incontro a un ricorso davanti al giudice».  Le badanti non possono essere multate per il mancato pagamento della tariffa sui rifiuti. Un tributo, tra l'altro, che non pensavano nemmeno di dover pagare, avendo chiesto la residenza, per motivi di lavoro, nella stessa abitazione della persona che dovevano assistere.  Succede invece che l'ufficio anagrafe, al momento di espletare la richiesta di cambio residenza, inquadra le badanti in un nucleo familiare diverso rispetto a quello del "badato", facendo diventare le colf figure soggette al pagamento della Tia: ogni nucleo familiare infatti è dovuto a corrispondere la tariffa sui rifiuti in base al numero dei componenti e alla superficie dell'immobile.  «Questi soggetti, al contrario, non sono titolari di nessun diritto reale e obbligatorio, quindi non possono essere definiti soggetti d'imposta, Tia compresa - afferma Giusti - nel giugno dello scorso anno andai a chiedere spiegazione al dirigente del Servizio entrate del Comune, Giovanni Lozzi: non capivo perché alle badanti che risiedevano in città erano state comminate delle sanzioni per non aver pagato la Tia».  Per avere la risposta di Palazzo di Giano la Cna ha dovuto aspettare il primo aprile, ovvero quando si è tenuta l'ultima udienza davanti al giudice di pace: in quella sede il rappresentante del Comune sostenne che le sanzioni per il mancato pagamento della Tia erano partite a carico delle badanti solo perché queste, al momento di chiedere il cambio di residenza, avevano comunicato di costituire un nucleo familiare autonomo: se invece avessero precisato di abitare in quella casa per ragioni di lavoro, la comunicazione di inizio utenza a Publiambiente non sarebbe stata trasmessa e di conseguenza la badante non sarebbe stata multata per non aver pagato la tariffa sui rifiuti.  Una posizione che il giudice di pace, nella sentenza del 27 maggio di quest'anno, smonta completamente dando ragione alla Cna, affermando come l'ufficio anagrafe debba inserire il nuovo residente nel nucleo familiare già esistente, proprio sulla base della documentazione che attesta il rapporto di lavoro e la volontà del lavoratore e del datore di convivere nel medesimo immobile per motivi di assistenza.

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