Proteste
Lo psicoterapeuta Gustavo Pietropolli Charmet applaudito relatore in piazza Spirito Santo
«L'adolescente? Un Narciso»
Michele Galardini
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Un momento dellincontro con Gustavo Pietropolli Charmet in piazza dello Spirito Santo «Imprigionato dai modelli imposti dai mass media»
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PISTOIA. Un intervento chiaro e preciso quello presentato ieri mattina in piazza dello Spirito da Gustavo Pietropolli Charmet, psicoterapeuta di grandissima esperienza da sempre al servizio della psicologia dell'età adolescenziale; un percorso che lo ha impegnato sia come studioso che come dottore, in prima linea al fianco degli adolescenti. Partendo dai titoli delle sue pubblicazioni è possibile ricostruire il percorso cognitivo del suo lavoro. "L'adolescente nella società senza padri". Già nel 1990 Charmet individua nell'eclisse delle figure culturali paterne uno dei principali motivi della mutata percezione del corpo da parte dell'adolescente, «Prima gli adolescenti vivevano il corpo afflitti dalla "colpa" del loro diventare adulti e della paura del castigo successivo alla trasgressione dei modelli morali e sociali. Oggi questa colpa si è trasformata in vergogna di un corpo non più adatto alle aspettative proposte dai mass media». "Adolescenti in crisi, genitori in difficoltà", a cinque anni di distanza Charmet parla dell'altra faccia della vicenda: la famiglia. Con gli adolescenti che già cercano modelli alternativi a quelli della scuola e della cerchia familiare, i genitori non usano più la punizione, l'imposizione di uno o più criteri etici, ma fanno in modo che l'adolescente sviluppi in quasi totale autonomia una sua personalità: «La famiglia lo istiga a diventare se stesso, e così il ragazzo capisce che c'è un'aspettativa nei suoi confronti. L'adolescente capisce di dover essere se stesso ma al tempo stesso si chiede: chi sono io?». Arriviamo così a "Amici, compagni, complici". La lotta non si rivolge più contro i genitori ma all'interno dello stesso nucleo generazionale, dove nasce la vergogna del proprio corpo, diverso dai modelli percepiti e sorretto da una psicologia fragile che gli altri coetanei, mentalmente più forti, scherniscono con sempre più facilità. Da qui alla delusione dell'adolescente, "Segnali d'allarme. Disagio durante la crescita", causata dal precoce processo di formazione del sé rispetto alle figure genitoriali, dalla natura incomprensibile del proprio corpo in assenza di un secondo corpo ad esso complementare e alla tragica consapevolezza della caducità del proprio corpo, un involucro a scadenza medio-lunga: «Se il corpo non viene mentalizzato si rende disponibile e quindi può diventare o colpevole degli insuccessi o vittima degli eccessi». "Il rifiuto del corpo in adolescenza", titolo scelto per l'intervento di ieri mattina, accoglie l'istanza ultima del processo di maturazione dell'adolescente. «Prima l'adolescente era un Edipo che si scontrava con il padre per l'affermazione di sé, oggi è un Narciso che ha paura dell'immagine del suo corpo, non adeguata ai modelli proposti dai media di massa. Per questo l'adolescente fa sparire il suo corpo, vive di notte e durante il giorno si nasconde nella realtà virtuale dove può essere spudorato e dove il suo corpo non esiste».
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