La manifestazione
Il punto. Il settore biancheria per la casa è un punto di forza della provincia
Un mini-distretto che resiste bene
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Andrea Sali nel suo ufficio 2 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Uno dei pochi settori che ha retto alla violenza della crisi, il polo pistoiese della biancheria per la casa ha visto, negli ultimi anni il consolidamento delle imprese. Sono calate le ditte individuali e le società di persone ma sono aumentate le società di capitale che rappresentano circa il 40 per cento del totale. «Si è verificata una selezione naturale delle imprese meno strutturate - spiega Tamara Bracali responsabile Cna Federmoda - le imprese hanno diversificato la produzione abbracciando le forniture per la nautica di lusso e esaltando la grande tradizione del ricamo fiorentino che ha qualificato il territorio della Piana pistoiese». Gli ultimi dati statistici disponibili mostrano che a fine 2010 a Pistoia sono attive 150 aziende di biancheria per la casa che da sole costituiscono quasi la metà del totale toscano e il 5% del settore italiano. Una realtà importante che però continua ad avere un segno negativo nel tasso di crescita: nei primi nove mesi del 2010 il calo delle aziende era del -1,6% con 7 cessazioni di attività e 4 nuove iscrizioni. Ma l'importanza del comparto della biancheria per la casa per l'economia locale è dato dal valore delle esportazione nel 2010 (dati Istat) che lo vede collocato al quarto posto dei primi 10 prodotti per valore esportato dove, fra gli altri prodotti tessili il settore è preponderante con 73 milioni di euro, con l' aumento del 24% rispetto al 2009. «Al progresso e alla promozione del settore ha contribuito la fiera Immagine Italia giunta alla quarta edizione - afferma Tamara Bracali - La mostra della Fortezza da Basso di Firenze rappresenta forse la tappa più importante a livello internazionale, un occasione eccellente per puntare su nuovi mercati e sull'estero, che dovrà continuare a accompagnare il processo di sviluppo dell'intero comparto a salvaguardia di un segmento pregiato della nostra ricchezza produttiva».
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