Il Tirreno

Pistoia

Petrini incanta e scuote il pubblico

Marta Quilici
A destra Petrini parla davanti ad una grande folla
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A destra Petrini parla davanti ad una grande folla

Il presidente di Slow Food: «Cambiare i consumi dipende solo da noi»

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 PISTOIA. «Nel lago Vittoria, in Africa, c'erano oltre 3000 specie di pesci che davano da vivere a migliaia di piccoli pescatori locali. Poi sono arrivati la Banca Mondiale e il Fondo Monetario internazionale, che hanno pensato di immetterci il pesce persico, più redditizio. Dopo 25 anni il lago ha perso 2500 specie di pesci ed è dominato dalle multinazionali del pesce che inscatolano il persico e lo spediscono nei nostri supermercati e nelle nostre case. Per i pescatori non c'è più lavoro e sono disperati. Di cosa sto parlando? Di gastronomia».  Ha incantato, scosso, emozionato Carlo Petrini, presidente di Slow Food e ideatore di Terra Madre, che venerdì sera in piazza del Duomo ha parlato di "Come non farci mangiare dal cibo", per il quinto appuntamento di Dialoghi sull'Uomo.  «E poi ci lamentiamo - ha continuato - se dal sud del Sahara le persone attraversano il deserto, e poi il Mediterraneo, per arrivare da noi, che li abbiamo resi poveri».  E ancora: «Dal 1900 ad oggi - ha spiegato Petrini - abbiamo perso il 70% delle biodiversità animali e vegetali. Una moria mai successa nella storia. Sopravvive solo chi è più produttivo».  Un esempio: «Ad Asti si coltivavano i cosiddetti "peperoni quadrati". Ora invece si importano dall'Olanda perché costano meno, sono più resistenti e tutti uguali. Peccato che non sanno di niente. E cosa ci coltivano adesso i contadini nelle serre? Colpo di scena: i bulbi per i tulipani olandesi. È una follia che per di più produce inquinamento e Co2 per il continuo via vai dei trasporti Asti-Olanda. Di cosa sto parlando? Di gastronomia».  Per Petrini, infatti, è il consumatore il corresponsabile delle scelte economiche: può decidere, cioè, a seconda di ciò che acquista, quale tipo di economia sostenere, se quella «dei peperoni insipidi olandesi», o «del pesce persico del lago Vittoria», oppure quella dei prodotti locali, biologici, dei mercati contadini, dei gruppi di acquisto solidale.  «Viviamo in una società - spiega - che spende più per dimagrire che per mangiare. Ogni giorno in Italia vengono buttate via 4mila tonnellate di cibo, 22mila negli Usa, 40mila nella Ue. Secondo la Fao sulla terra di produce cibo per 12 miliardi di persone. Siamo in 6,8 miliardi. Un miliardo soffre la fame e di malnutrizione, 1,7 miliardi è obeso o soffre di malattie legate alla sovralimentazione. Sono le due facce della stessa medaglia, di un sistema economico assurdo».  E dalla attuale crisi economica come se ne esce? «Prima che il nostro premier avesse da interessarsi ad altro - afferma Petrini - ha più volte invitato la gente a "consumare", a comprare, ad essere ottimisti. In questo modo, secondo lui, si sarebbe usciti dalla crisi. È come invitare un malato di diabete in pasticceria. Bisogna cambiare i consumi, incentivare quei giovani che vogliono tornare a fare i contadini: non contadini ignoranti, mesti, solitari, ma intellettuali, fieri del loro lavoro, che riescono a imporre il prezzo dei propri prodotti senza farsi soggiogare dalle grandi distribuzioni che pagano il latte 25 centesimi al litro o la frutta talmente poco che non conviene neppure più lavorare per raccoglierla dall'albero».

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