Il dolore
«Non è un'azienda efficiente»
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Lassessore Carlo Cardelli Cardelli replica al presidente del Copit Del Santo
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PISTOIA. «Difficile affermare che il Copit è un'azienda efficiente e competitiva». Si dice perplesso l'assessore provinciale alla pianificazione dei trasporti, Carlo Cardelli, delle dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi da Luciano Del Santo, presidente del Copit. Cardelli ritiene urgente «potersi sedere attorno ad un tavolo e ritrovare un clima di collaborazione» con l'azienda dei trasporti, «che può tradursi in una migliore efficienza del servizio e soprattutto in prospettive concrete per il personale dipendente, che vive un comprensibile momento di ansia e di incertezza». «In un contesto di tagli ai trasferimenti operati dal governo centrale (con l'impegno ancora ad oggi disatteso di stanziare 900 mila euro per il trasporto pubblico locale) che, inevitabilmente, sono andati a ricadere sui servizi essenziali e, quindi, sull'utenza - scrive l'assessore provinciale - la responsabilità del disagio sofferto e di come gestirlo è un problema che tocca tutti coloro che, a diverso titolo e secondo le proprie competenze, il servizio lo gestiscono e credo che una maggiore collaborazione avrebbe potuto creare minor confusione nel cittadino ed evitare attriti inutili». Cardelli accenna al disavanzo del Copit che, «se pur ridotto, continua a gravare sul bilancio dell'azienda e dipinge una situazione poco rosea e di difficoltà sviluppatasi nel corso degli anni. Tanto che nel 2009, con la volontà di salvaguardia del servizio al cittadino e di risanamento, la Provincia di Pistoia ha richiamato l'azienda ad un efficientamento, sottoscrivendo un accordo che prevedeva, già allora, una integrazione del corrispettivo di un milione e 550 mila euro, derivante da risorse regionali e locali». Con nuovi tagli e poche certezze, fa presente l'assessore, la Provincia ha dovuto procedere «necessariamente a riorganizzare il servizio, nei limiti delle sue competenze, e a calcolarne la compensazione derivante dall'obbligo, utilizzando a tal fine un modello analitico, per la stima dei costi e dei ricavi di produzione, applicato in base agli indirizzi dettati dal regolamento dell'Unione europea». «I principi fondamentali di buon andamento e gestione della cosa pubblica - prosegue Cardelli - escludono la possibilità di recepire direttamente i valori aziendali come criterio di valutazione e, soprattutto, di effettuare un ipotesi di ripiano a piè di lista, a fronte ad un deficit dell'azienda. La rimodulazione del servizio così derivata, quindi, è solo in stretta relazione alla riduzione delle risorse trasferite, anche perché il calcolo di un corrispettivo maggiore, come quello richiesto dall'azienda, di fronte all'assenza di risorse, si sarebbe potuto ottenere solo con un ulteriore aumento dei tagli alle corse e altre ripercussioni proprio sull'utenza e sul personale, per il quale l'azienda ha gia paventato esuberi».
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