Il Tirreno

Pistoia

Futuro e Libertà lancia l’allarme sulla proliferazione del parassita anche nei parchi e giardini

Allarme zecche in città

F.A.
Il ciclo delle zecche in un’ illustrazione
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Il ciclo delle zecche in un’ illustrazione

Barbarito: «E' un flagello, intervengano Asl e sindaco»

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 PISTOIA. Si prendono durante le passeggiate nei boschi e in campagna, ma anche nei giardini pubblici e persino nei luoghi chiusi come le scuole. Le zecche negli ultimi anni sono diventate un mezzo flagello e ogni giorno al pronto soccorso dell'ospedale del Ceppo si presentano per togliere il fastidioso parassita, escursionisti e cercatori di funghi reduci dalle gite in montagna. Ma anche genitori con bambini, che hanno preso le zecche giocando nei prati di periferia.  Un insetto non solo fastidioso, ma potenzialmente pericoloso, in quanto in grado di veicolare malattie rischiose come quella di Lyme. A rilanciare l'allarme sull'argomento ci ha pensato, in questi giorni, anche il capogruppo di Futuro e Libertà Nicola Barbarito, con un'interrogazione con la quale sollecita l'Asl, la Regione e il sindaco Berti a occuparsi della questione zecca. Barbarito chiede iniziative di sensibilizzazione non solo delle categorie più a rischio (lavoratori rurali, cacciatori, pescatori, fungaioli, residenti in collina e montagna), ma di tutta la popolazione. Il consigliere di Futuro e Libertà, chiede anche una sorta di «profilassi vaccinale volontaria gratuita». «Non è una vera e propria emergenza ma la questione è seria - dice Barbarito -. Ieri sera mi ha chiamato un'infermiera che si è tolta da sola 12 zecche. Ricevo continuamente chiamate dal pronto soccorso: ai cittadini viene riservato un codice bianco come per tutte le punture non gravi di insetto, perché, bisognerebbe rivolgersi al medico di famiglia. E' però complicato rivolgersi in tutte le circostanze al proprio medico o alla guardia medica».  Chi sono i colpevoli di questa proliferazione anomala? Su questo punto i pareri discordano. C'è chi dà la colpa principale agli ungulati: cinghiali, cervi, caprioli sono ospiti formidabili di zecche. Negli ultimi dieci anni tendono sempre più ad abbassare di quota il loro raggio di azione, vuoi per i cambiamenti climatici che per cibarsi degli ortaggi coltivati sulle zone collinari. Altri però assolvono, almeno in parte, i cinghiali, facendo notare che ormai le zecche prendono di mira con facilità anche i giardini pubblici e i campi vicini alla città, e persino luoghi al chiuso come le scuole. E allora si trovano altri colpevoli, come topi, ricci e soprattutto gli uccelli, come le rondini, gli storni e i merli che abbondano anche in città.  Un'idea condivisa da Giovanni Pratesi, segretario di Federcaccia. «Non posso parlare con cognizione scientifica - dice Pratesi - ma per esperienza so che le zecche sono aumentate considerevolmente: se ne trovano nei giardini pubblici di tutta la piana e a veicolarle sono spesso gli uccelli, come merli e rondini. Ho sentito dire che si verificano anche delle vere e proprie migrazioni. Sicuramente l'abbondanza di selvaggina favorisce lo sviluppo dei parassati, creando un habitat ideale. Quanto ai cacciatori, siamo un po' fuori da questo pericolo, perché la caccia si svolge nei mesi invernali, mentre la zecca prolifica fra la tarda primavera e l'estate. Però quando abbiamo fatto il censimento degli ungulati, di zecche ne abbiamo incontrate a volontà».  Generalmente - dicono all'Asl - le zecche infette e pericolose sono solo una su mille, ma possono essere molte di più, come è accaduto di recente nel Friuli Venezia Giulia. La borreliosi di Lyme è presente anche in Toscana ma a Pistoia - come riferisce l'ispettore del dipartimento di prevenzione dell'Asl 3, Silvano Barbasso - negli ultimi anni si è verificato solo un caso sospetto. La malattia è insidiosa perché i sintomi più gravi non compaiono subito, ma anche a distanza di mesi o addirittura di anni, con seri problemi articolari, neurologici e cardiaci.

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