Il Tirreno

Pistoia

Ricetta anticrisi: piccoli ma geniali

Luca Giuntini
Una fase di lavorazione nello stabilimento
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Una fase di lavorazione nello stabilimento

Qui ci si inventa da soli i macchinari di cui si ha bisogno

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 MONTALE.In una coppia, come in un'azienda, le cose funzionano se le parti si completano a vicenda. Il Tubettificio Pratese, guidato dalla famiglia Agostini, ne è l'esempio su scala industriale: Stefania si occupa dell'amministrazione e rappresenta il lato pragmatico, il fratello Giacomo si occupa della parte tecnica e rappresenta la metà inventiva. Il tutto sotto lo sguardo del padre Giuseppe, fondatore dell'attività negli anni '60.  Come si deduce dal nome, il Tubettificio si occupa della produzione di anime di cartone per l'industria: dai nastri adesivi al classico rotolo Scottex, dagli involucri per tendaggi fino alle applicazioni nel settore dell'acciaieria. Per rispondere alle esigenze del mercato Giacomo si è pure inventato dei macchinari e dei procedimenti lavorativi che ha brevettato. «Quattro in tutto, uno per il sistema di imballaggio, uno per la linea di produzione e gli altri due per macchinari specifici - spiega come se fosse la cosa più normale del mondo - frutto dello studio teorico sui libri, dell'ingegno personale e del continuo aggiornamento professionale. Con il passare del tempo accumuli esperienza e riesci a capire dove e come una macchina può essere migliorata. Vedi i macchinari delle altre realtà produttive e cominci a chiederti se sia possibile adattarli alle tue esigenze: ti armi di pazienza e provi e riprovi fino a che non ottieni un macchinario diverso da tutti quelli che esistono già».  Quello dei tubettifici è un settore poco noto, ma molto sviluppato soprattutto nel nord Italia e in Europa. «Ci sono circa 60 tubettifici in tutta Italia e la maggior parte si trova in Lombardia - spiega Giacomo - noi comunque siamo abbastanza anomali perché abbiamo 28 dipendenti, gli altri invece, soprattutto in Europa, ne contano mediamente circa duecento». «In Toscana ne sono nati molti soprattutto intorno al comparto tessile - interviene la sorella Stefania - Però molti sono falliti nel momento più duro della crisi. Adesso ne sono rimasti alcuni soprattutto nella zona di Montemurlo e Calenzano, ma su Pistoia siamo uno dei pochi in attività».  Il Tubettificio della famiglia Agostini invece ce l'ha fatta, lasciandosi alle spalle anche il periodo nero 2008-2009. «Sicuramente il momento più duro per la nostra attività è stato quello tra il secondo semestre 2008 e i primi sei mesi del 2009 - spiega Giacomo - Molte aziende sono fallite e anche noi abbiamo avuto difficoltà, dimezzando il volume di produzione. Però non abbiamo licenziato nessuno: abbiamo cambiato un po' le mansioni originarie, concentrandoci su lavori di ristrutturazione e avendo più tempo a disposizione per brevettare i macchinari nuovi».  Adesso il Tubettificio è una realtà apprezzata in tutto il distretto industriale pistoiese. «La nostra è un'azienda piccola, incentrata non sui volumi di produzione ma sulla qualità del prodotto - afferma Stefania - Siamo stati bravi a rispondere alle esigenze del cliente, specializzandoci su una fascia alta. Lavoriamo per grandi aziende italiane come Marcegaglia (la ditta di famiglia dell'attuale presidente di Confindustria, ndr), Marangoni, Magona (ufficialmente "ArcelorMittal", gruppo leader nella produzione dell'acciaio), Lucart, Alcantara, Nuove Fibre e Acquatica. Abbiamo raggiunto un equilibrio che ci permette di contenere i costi senza ridurre il volume di produzione, che si aggira intorno alle 50 tonnellate di anime di cartone al giorno".  Dopo la produzione arriva lo smaltimento dei rifiuti, ed è qui che si genera un meccanismo "iniquo". «La carta che lavoriamo è tutta riciclata e i rifiuti che produciamo riciclabili al 100% - spiega Stefania - La gestione dello smaltimento attraverso le piattaforme ecologiche è un po' complicata ma comunque efficiente e virtuosa. Il problema però è che da quando è arrivata la Tia (la tariffa sui rifiuti introdotta dal decreto Ronchi del'97 e applicata dal Comune di Montale dal 1º gennaio 2005, ndr) paghiamo il servizio del Cis di raccolta e trasporto dei rifiuti anche se in realtà siamo noi stessi a conferire tutto alle piattaforme di smaltimento: un meccanismo davvero iniquo».  

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