Il Tirreno

Pistoia

Made in Bottegone, la formula vincente

Saverio Melegari
Sopra Fabio Dani in mezzo ai vestiti prodotti nella sua azienda, nella foto a destra insieme alla sorella Valentina, a sinistra l’azienda
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Sopra Fabio Dani in mezzo ai vestiti prodotti nella sua azienda, nella foto a destra insieme alla sorella Valentina, a sinistra l’azienda

Fabio Dani e la sorella Valentina alla guida di un'azienda che vola. Anche nel basket

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 PISTOIA. È uno degli uomini in controtendenza dell'economia pistoiese. Colui che, insieme al fondamentale aiuto della sorella Valentina, in questi ultimi anni di profonda crisi per qualsiasi tipo di settore lavorativo della provincia, si è fatto un nome in tutta Italia con le camicie da donna oramai ampiamente conosciute e accostate ad un marchio di qualità.  Fabio Dani, titolare assieme alla sorella di Valentina's camicette, sa perfettamente che almeno per il momento la sua scommessa l'ha vinta, ma non è certo disposto ad abbassare la guardia: c'è da investire sull'innovazione e, soprattutto, sui giovani che a suo modo di vedere «a Pistoia sono un po' troppo messi ai margini negli ambienti lavorativi».  Oltre a questo, è riuscito ad emergere in una realtà, Bottegone, dove fino a ieri a controllare l'economia erano soltanto i vivaisti e non certo qualcuno che ha 16 dipendenti, quasi tutte donne, ormai conosciuto in tutto lo stivale. Il tutto, tenendo fede al marchio made in Italy visto che la produzione viene interamente svolta nel nuovo mega-capannone di via Nardi, nella zona industriale di Bottegone, a due passi dalla palestra "Martin Luther King". Proprio lì è iniziato l'amore di Dani per il basket, per quella squadra che adesso porta il suo nome come sponsor, di cui lui è il primo tifoso e sempre in prima fila a sostenere i colori gialloneri.  In anni di buio pesto per l'economia, la sua azienda è andata in controtendenza espandendosi in maniera clamorosa negli ultimi cinque anni. Può svelarci la ricetta o è un segreto?  «Ho sempre pensato che in questo settore ci vuole un rapporto stretto fra fornitore, cliente e acquirente finale. L'aspetto più rilevante è quello di non essere legati ai vecchi canoni, perché se continuavamo a produrre quello che facevamo qualche anno fa probabilmente a quest'ora avevamo già chiuso. Alla base del nostro lavoro ci deve essere qualità e gusto: solo con questi presupposti puoi rimanere sul mercato».  Da poco tempo la vostra sede si è trasferita nella nuova zona industriale del paese. Da bottegonese doc come lei, cosa ha voluto dire questa area produttiva sorta negli ultimi anni e quanto la stavate aspettando?  «Ho sempre pensato che Bottegone sia un paese dimenticato dal Comune di Pistoia e l'esempio dei problemi degli impianti sportivi sta lì a dimostrarlo. Questo progetto è rimasto fermo in un cassetto per tanto tempo ma fortunatamente adesso è nato e consente ad imprenditori del paese di mandare avanti la propria attività quasi "in casa", altrimenti erano costretti ad andare altrove».  L'economia è in crisi, la disoccupazione cresce: che ricetta avrebbe nel cassetto Fabio Dani per rilanciare l'immagine di Pistoia, che non sia solo legata alle piante?  «Il futuro è pieno di punti interrogativi, ma bisogna avere il coraggio di investire sui giovani all'interno delle aziende altrimenti si perdono forze e capacità che poi magari si rischia di non riavere più. E' vero che siamo la città del verde, i vivai sono belli ma le piante servono soltanto per fare arredamento. La ricetta giusta sono due parole: volontà e passione, che non si vendono al supermercato. Se non le hai, però, dopo tre giorni chiudi».  Nella vostra breve storia siete finiti in un contenzioso addirittura con il noto marchio "Valentino". Cos'è successo realmente?  «Abbiamo avviato la nostra attività di confezioni nel 1988 e lavoravamo nel garage di casa o in cucina. Poi, sono stati fatti passi da gigante e nel 1992 è arrivata "Valentina's", segno di unione fra le mie due sorelle, Valentina e Silvia. Poi è iniziata questa trafila legale ed adesso ci siamo trasformati in VLTS».  In tempi di crisi, come avete fatto a crescere così in maniera esponenziale?  «Ci siamo affidati al mercato italiano, mentre l'export incide circa per un 10% nella nostra produzione rivolta soprattutto a Francia, Spagna e qualcosa in Gran Bretagna. Vogliamo vivere alla giornata, senza fare il passo più lungo della gamba».  L'altro aspetto che vi mette in controtendenza, di questi tempi, è la produzione interamente "made in Bottegone". Come riuscite ad andare avanti con i costi?  «È difficilissimo stare sul mercato ma noi vogliamo provarci in questo modo, anche se sappiamo che il cliente vorrebbe trovare sempre un prezzo minore. Abbiamo deciso di investire sui media e, devo dire, che ha reso in maniera incredibile. L'importante è rapidità nei tempi di reazione per capire come cambia il mercato e nella decisionalità».  Oltre ad essere un imprenditore affermato, da qualche anno Valentina's ha legato il suo nome al basket portando Bottegone dalla serie D alla C dilettanti. Com'è nato questo amore?  «Come sempre succede in questi frangenti, per caso. Dovevo battezzare mio figlio più grande ed in genere con don Piergiorgio Baronti ci vedevamo al massimo una volta all'anno. Quando venne al rinfresco mi chiese: "Perché non fai lo sponsor per la nostra squadra?". Ci pensai qualche giorno e la settimana seguente avevamo già firmato il primo contratto».  Com'è il bilancio, fino ad adesso, di questi anni accanto al Bottegone Basket?  «Quando ci siamo accordati per la prima volta, mai avremmo pensato di arrivare così in alto ed i risultati sono stati strepitosi: in sei anni sono finiti in bacheca due campionati, altrettante Coppa Toscana, una Coppa Italia e la salvezza di questa stagione. Sono tranquillo, perché non ho rimorsi particolari e rifarei tutto dall'inizio alla fine. Sul futuro lascio dei puntini di sospensione su dove vogliamo arrivare, ma di una cosa sono sicuro: il prossimo campionato voglio soffrire di meno e ci vogliamo togliere qualche soddisfazione in più di una semplice salvezza».  Peccato solo che, per motivi di sicurezza, siete costretti ad emigrare al "PalaFermi". Quanta nostalgia c'è della vecchia e bollente "King"?  «Vorremmo partire con una nuova battaglia. Sappiamo benissimo che la palestra non si può ampliare, però sono convinto che con un po' di buona volontà da parte di tutti si potrebbe trovare un terreno dove costruire un palazzetto con tutti i criteri necessari. Lo chiediamo al Comune: individuatelo e fermatevi lì, che poi a costruiro ci pensiamo noi».  Vedremo se la sua proposta cadrà nel vuoto oppure no. Comunque Valentina's dà il suo sostegno anche ad altri sport, e non solo al basket.  «In tutte le cose che facciamo, siamo interessati ad investirci. Nel nostro piccolo cerchiamo di aiutare tutte le realtà sportive del nostro paese perché vogliamo rimanere sempre legati a Bottegone, come la squadra di ciclismo. E poi è un modo per investire nei giovani e per continuare a credere nelle loro potenzialità».

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