Il Tirreno

Pistoia

Cinquanta famiglie senz'acqua

Tiziana Gori
Da sinistra Simboli Rosellini Russo e Niccolai
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Da sinistra Simboli Rosellini Russo e Niccolai

Tensione nel condominio: «Ci sono anziani e malati, vergogna»

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 PISTOIA. Cinquanta famiglie senz'acqua. I contatori sigillati per la morosità di alcuni condòmini. Lunghe ore, dalla notte tra mercoledì e giovedì sino al pomeriggio inoltrato di ieri, fatte di telefonate, recriminazioni, liti tra vicini, e disagi. Tanti disagi. Perché nel palazzo al numero 40/G di via Gentile, alle Fornaci, abitano anche anziani e portatori di handicap.  C'era aria di rivolta nel quartiere, fino a quando, intorno alle quattro del pomeriggio, qualche inquilino non ha visto un addetto di Publiacqua togliere i sigilli al contatore. Ma la rabbia è rimasta. Perché, si chiede Lorenzo Rosellini, in arte Bracco (spalla di Massimo Loppa negli esilaranti sketch su Tvl ndr), che abita nel palazzo, hanno tolto l'acqua senza avvertire?. «Ammesso che sia consentito dalla legge chiudere i contatori, e non credo lo sia, con che diritto si priva di un bene vitale intere famiglie? Qui vivono perlomeno una cinquantina di nuclei familiari. Ci sono anziani e disabili. Come mia madre, ad esempio, che adesso è in ospedale e che avrei avuto grosse difficoltà ad accudire se fosse stata a casa».  «Stamani - racconta Fernanda Agnelli - ho chiamato mio figlio. Gli ho chiesto di portarmi una stagna. Come facciamo senza acqua? Che si potesse arrivare a questo era un timore. Nel corso di una riunione eravamo stati avvisati che il debito andava saldato».  Un debito, ricordano Franco Niccolai e Leonia Simboli, che riguarda solo poche famiglie. «18.750 euro - snocciola Fernanda - ecco la cifra dovuta a Publiacqua. Ma non ci aspettavamo che chiudessero i contatori».  Un rapido passaggio ai quattro piani del palazzo basta a rendersi conto della bomba pronta ad esplodere. «Devo cambiare i filtri all'acquaio - sbotta Giovanni Benedetti - E meno male che faccio l'idraulico». Fino a quando, appunto, i primi condòmini non avvertono che un operaio ha tagliato i sigilli, e l'acqua, seppur lentamente, sta riprendendo a scorrere.  Tra le persone corrono le ipotesi più disparate. «L'amministratrice - spiega Fernanda - mi ha detto di non essere stata informata dell'intenzione di chiudere l'acqua. Però credo che il Comune abbia pagato una parte del debito».  «Tranne pochi - bofonchia una signora mentre dà il cencio nell'ingresso (ora che l'acqua è tornata è possibile bagnare il panno, ndr) - qui tutti paghiamo le spese condominiali. E ci vengono a fare questo?».  «Non potendo usare acqua - racconta Roberto Mucci - oggi ho pranzato con gli avanzi della sera precedente».  «Per non parlare - aggiunge Rosellini - di quello che viene su dalle tazze dei bagni, visto che non abbiamo potuto usare lo sciacquone».  Ma, almeno per adesso, il pericolo di un'altra notte senza acqua sembra scongiurato. Sabbato Russo, 80 anni, guarda una vicina e le chiede: «Ora me lo facisti u caffé?». Anche di quello si sentiva la mancanza.

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