Gioco
La denuncia dei genitori «Vogliamo la verità: dovevano salvare Helena»
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A sinistra la piccola Helena Volpicelli A destra il padre Pietro disperato 3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. «Vogliamo sapere la verità. Perché è stata rimandata a casa, perché domenica non è stata ricoverata per accertamenti? Eppure un medico dovrebbe sapere che un bambino down è più delicato degli altri. Avevamo spiegato loro tutto: l'operazione al cuore, quella alle manine, la diarrea, il vomito, i ditini di una mano diventati neri... Alla fine hanno cercato di rianimarla per quaranta minuti. Ci hanno detto di aver fatto di tutto per salvarla. Ma non è vero: avrebbero dovuto farlo prima, non quando era già morta». Sono distrutti dal dolore Pietro e Maria Rita, i genitori della piccola Helena. Dopo una notte insonne, non hanno neppure più la forza di dar sfogo alla rabbia. Con rassegnazione raccontano i tragici avvenimenti degli ultimi giorni. E ricordano della grande voglia di vivere che la loro bambina aveva, dell'amore che aveva portato nella loro casa: quello che sapeva donare loro e quello che inevitabilmente riusciva a calamitare su di sé da parte di chiunque aveva la fortuna di incontrarla. Originari entrambi della provincia di Enna, i coniugi Volpicelli si sono trasferiti a Pistoia nel 1993. In Sicilia Pietro faceva l'autista, ma arrivato nella nostra città ha iniziato a lavorare insieme al suocero come manovale. Mentre Maria Rita si è sempre occupata della casa e delle tre figlie. «Già sabato Helena non stava bene - raccontano Pietro e Maria Rita - e aveva anche un occhio un po' infiammato. E nella notte le è venuta la febbre. Poi sono inziati il vomito e la diarrea. Domenica abbiamo visto che i ditini di una mano le erano diventati neri e l'abbiamo portata all'ospedale. Dopo aver atteso un'oretta, abbiamo spiegato al medico quello che la bambina aveva e tutto ciò che aveva avuto in passato: dalla sindrome di Down all'operazione al cuore. Ci ha detto che era influenza. Ci ha prescritto le medicine e ci ha rimandato a casa. Noi eravamo tranquilli: ce lo aveva detto un medico». Ma le condizioni di Helena sono peggiorate. «Domenica notte - confermano i genitori - ha cominciato a stare molto male. "Mi brucia la pancia, mi brucia la pancia" ripeteva. E aveva la diarrea continuamente. E vomitata. Al mattino abbiamo chiamato la nostra pediatra. Preoccupata per il mal di pancia e la febbre alta, ci ha detto di portarla al pronto soccorso. E mentre lei telefonava all'ospedale per spiegare la situazione di Helena, non siamo andati. Erano circa le due del pomeriggio. E l'hanno ricoverata». La mabina è stata portata quindi nel reparto di pediatria. Con lei è rimasta la mamma. «Dopo averle prelevato il sangue per le analisi - racconta Maria Rita - le hanno messo una flebo di soluzione fisiologica. Mia figlia era abituata ad avere a che fare con queste cose, non aveva mai fatto storie. Ma non era più lei. "Brucia, brucia" ha cominciato a gridare, e a metà se l'è strappata via. Non stava ferma, scendeva e saliva sul letto, si rigirava, aveva le palpitazioni. Io so com'era fatta e capivo che c'era qualcosa che non andava. Sono andata a dirlo ai medici. Alle 17 la febbre era a 38,5 e le hanno dato la tachipirina. Poco dopo ho notato le labbra blu, cianotiche. La temperatura era scesa a 36, era bianca, respirava male. Mi hanno assicurato che era colpa della gatrointerite. Ma qualcosa non andava. Verso le 19,50 l'ho presa in braccio per riportarla di là, dai medici. Il tempo di fare due passi, che ha cominciatoa ciondolare la testa. Me l'hanno presa, l'hanno messa su un lettino. Non riusciva a respirare. Lei ha girato gli occhi, ha chiamato "mamma, mamma". Quando ho visto che le infilavano il sondino ho capito che sarebbe morta. Hanno cercato di rianimarla, ma sapevo che era inutile. Ci hanno detto di aver fatto di tutto, ma dovevano farlo prima. E' come se me l'avessero ammazzata». M.D.
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