Il Tirreno

Pistoia

Nel processo le carte della diocesi

Mamma Ebe accompagnata fuori dal tribunale alla fine dell’ udienza
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Mamma Ebe accompagnata fuori dal tribunale alla fine dell’ udienza

Mamma Ebe fu "interdetta" nel 1985 dal vescovo Simone Scatizzi

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 PISTOIA. L'ultimo atto ufficiale, in vigore tutt'oggi, porta la firma di monsignor Simone Scatizzi. Era il 24 maggio 1985. L'allora vescovo di Pistoia mise nero su bianco quella che resta la posizione della Chiesa pistoiese su Mamma Ebe e le sue attività pseudoreligiose. Lo fece con un atto di interdizione canonica, in cui diffidava i credenti dal frequentare la Santona del San Baronto, al secolo Gigliola Giorgini.  Nello stesso atto, proibiva inoltre ai sacerdoti di prendere parte alle sue attività, celebrare cerimonie e somministrare i sacramenti a lei e ai suoi seguaci.  Da ieri, il documento è entrato a far parte, con diversi altri del fascicolo del processo in corso in tribunale contro la Giorgini, accusata, assieme ad altri 13 imputati, di associazione per delinquere finalizzata all'abusivo esercizio della professione sanitaria e alla truffa aggravata. Infatti, la Curia di Pistoia ha aperto per la prima volta i propri archivi ai magistrati e lo scorso aprile, per mano del vicario vescovile, ha consegnato tutta la documentazione ecclesiastica relativa ai rapporti tra la Chiesa cattolica pistoiese e Mamma Ebe. Documentazione che ieri, nel corso dell'udienza in cui ha preso inizio la fase dibattimentale del processo, è stata acquisita agli atti dal tribunale, su richiesta del pm Francesco Sottosanti.  Il documento più importante, come detto, per il fatto che è ancora in vigore, è l'atto di interdizione canonica del 1985. Il vescovo Scatizzi, dopo aver ribadito che l'associazione presieduta dalla Giorgini - la Pia unione di Gesù misericordioso - non è mai stata approvata in alcuna forma da nessuna Curia, diffidava i credenti a farne parte e, soprattutto, proibiva ai sacerdoti, pena la sospensione a divinis, di frequentarla e di operare la benché minima forma di celebrazione.  Tra i documenti, oltre ad una nota, sempre dell'allora vescovo Scatizzi, del 1982, in cui si ribadiva il carattere non ecclesiale della congregazione di Mamma Ebe, uno scritto del suo precedessore, monsignor Mario Longo Dorni, del 1958.  Ma nel corso dell'udienza di ieri sono emerse anche altre novità.  Padre Pio. E' risultato che agli atti è allegata la documentazione processuale di un procedimento penale per cui la Giorgini, nel 1958, fu condannata per omicidio colposo per la morte di una 16enne gravemente malata ma affidata dai genitori alle cure spirituali della Santona. Nel fascicolo anche un'informativa dei carabinieri: si dice che nel 1957 arrivarono a Pistoia due frati Cappuccini inviati da Padre Pio. I due avevano l'incarico di diffidare Mamma Ebe dal continuare a dire che lei svolgeva la sua attività miracolosa in nome del frate di Pietralcina. Sulla sedia dei testimoni, è stato il luogotenente dei carabinieri Salvatore Maricchiolo a riferire, ieri, rispondendo a una domanda di un avvocato difensore, di come i due religiosi avessero minacciato la donna di denuncia qualora non avesse mutato atteggiamento.   Le stimmate. Negli atti per una condanna del 1958 per resistenza a pubblico ufficiale compaiono invece documenti relativi alle stimmate vantate dalla Santona. Si parla di una perizia condotta nel maggio 1957 dal professor Carrara, su disposizione del pretore di Prato, presso la clinica Poggio Sereno, a Fiesole: semplici ferite. E anche di una perquisizione condotta nella cella della Santona, nel gennaio 1958, a Firenze, dove si trovava detenuta per la citata resistenza: furono trovati un chiodo, un pezzo di vetro e due forcine di plastica che i medici ritennero essere gli strumenti con cui si era autoinferta le ferite alle mani.  Ordine degli psicologi. Degli atti d'indagine fa parte anche un esposto presentato nel 2007 dall'Ordine degli psicologi della Toscana, che riteneva che la Giorgini stesse esercitando abusivamente l'attività. In base a quello la procura avvio delle indagini, i cui risultati sono stati poi assimilati nell'attuale procedimento.

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