Il Tirreno

Pistoia

Lo strumento è costato 6 milioni ed è in grado di curare 500 pazienti all’anno

Un bunker contro i tumori

Saverio Melegari
Le immagini provenienti dall’ acceleratore elaborate dal computer
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Le immagini provenienti dall’ acceleratore elaborate dal computer

Sotto Radioterapia un acceleratore lineare all'avanguardia

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 PISTOIA. Il nome ed il suo posizionamento all'interno dell'ospedale incutono un po' di terrore: bunker sottoterra. Ma l'acceleratore lineare dell'unità operativa di Radioterapia è molto utile nella cura dei tumori ma forse fin troppo poco conosciuto dai cittadini visto che lo strumento presente al "Ceppo" rappresenta una eccezione nell'area vasta fiorentina ed una eccellenza per la sanità toscana.  Tecnologia che collega i vari macchinari in rete per poter effettuare le migliori cure possibili, passando obbligatoriamente per l'acceleratore lineare che ha il compito di fornire le migliori immagini possibili sulle masse tumorali dei pazienti ed ottimizzare i piani di trattamento. Questa strumentazione è presente all'interno dell'ospedale del "Ceppo" dal 2006 ed è costata oltre tre milioni di euro: quando verrà trasferita al campo di volo avrà già qualche anno sulle spalle, ma la tecnologia interna sarà ugualmente all'avanguardia e c'è già la certezza di avere un secondo acceleratore lineare mentre i bunker saranno realizzati al piano terra e non più al buio.  «A questa macchina - spiega il direttore di radioterapia, Marco Stefanacci - hanno accesso circa quaranta pazienti al giorno provenienti da diverse zone della Toscana, visto che nell'area vasta fiorentina non è facile trovare questo tipo di strumentazione, eccezion fatta per i centri universitari come Siena e Pisa. Ogni applicazione ha una durata di circa 25 minuti grazie ad un fascio radiante con centoventi lamelle. Il trattamento viene fatto direttamente sul lettino e, per ogni paziente, vengono salvati i suoi dati personali in modo da essere sempre nella stessa posizione ogni volta: non si sente niente ed, in caso di necessità, la macchina può essere fermata in qualsiasi momento. Altro aspetto importante è che, una volta finita la seduta, si può tranquillamente tornare a casa senza radiazioni, non è invasiva e circa l'80% dei tumori deve essere obbligatoriamente irradiato».  Sono oramai quasi vent'anni che il reparto di radioterapia del "Ceppo" è all'avanguardia in Toscana: iniziò nel 1994 il dottor Andrea Chiavacci, portando la sua esperienza direttamente da Careggi e già con il precedente acceleratore lineare erano stati curati circa 7.000 pazienti affetti da tumori della mammella, prostata, polmone, faringe e laringe mentre adesso si parla di una media di quasi 500 accessi all'anno con il nuovo modello Varian Clinac Dhx.  «In genere si entra in questo reparto con un po' di preoccupazione - aggiunge il direttore sanitario dell'Asl 3, Silvia Briani - ma c'è una ricchezza tecnologica che viene sfruttata a fondo e, grazie anche al Gom (gruppo oncologico multidisciplinare), tutti i nostri medici possono lavorare in equipe ed ottenere risultati molto importanti. Questi strumenti verranno portati nel nuovo ospedale, anche se con una disposizione diversa rispetto a quella attuale».

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