La manifestazione
Presidi contro, c'è chi li approva e chi li boccia
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Andrea FainiFaini (Agrario): occasione da cogliere. Torrigiani (Classico): un'imposizione
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PISTOIA. Critiche nel merito e nel metodo con cui il ministro della Pubblica istruzione Maria Stella Gelmini ha deciso l'estensione, in via sperimentale, del test Invalsi anche nelle scuole superiori. Una decisione lacunosa e tardiva, commenta Franco Buralli, segretario generale Flc Cgil scuola. «I collegi docenti hanno potuto prenderne atto solo a gennaio, quando i piani di offerta formativa erano già definiti. Per quanto ci riguarda siamo critici anche nel merito: si tratta di prove avulse dal contesto dell'insegnamento fornito nelle singole scuole». «Sono test da rivedere, non c'è dubbio - è la posizione di Alessandra Biagini, segretaria generale della Cisl scuola -. Basti pensare che il test di matematica è lo stesso per tutti gli ordini di scuola.
L'Invalsi può essere comunque un punto di partenza, alle primarie e alle scuole medie viene fatto da alcuni anni e ci sono stati degli aggiustamenti in corsa». Ma loro, i dirigenti, cosa ne pensano?. Fronti contrapposti, anche qui. Con alcuni, come Giovanni Marrucchi, che si limitano a prendere atto della decisione del collegio dei docenti, e altri, come Andrea Faini, dirigente del De Franceschi, che invitano a cogliere l'occasione per un cambiamento di mentalità anche nella scuola superiore italiana. «Sull'Invalsi - afferma Faini - c'è stata una disinformazione totale. È uno strumento di valutazione semplice, attendibile, oggettivo.
Non la panacea di tutti i mali, ma un punto di partenza per cominciare a valutare - come fa tutt'Europa - il nostro sistema scolastico. Che poi tutte le capacità e le potenzialità non siano recepite appieno è vero. Potremmo chiederci d'altra parte perché anche per l'accesso alla Facoltà di medicina si fanno i quiz. Non è un sistema in grado di "misurare" tutto però è oggettivo». «Le prove - sostiene Angelo Borchi, dirigente del Fedi - non sono attinenti alla realtà dell'istruzione italiana, che si basa molto sull'orale, sul dialogo tra studente e insegnante. Ma non credo - commenta - che i nostri docenti possano pensare di continuare all'infinito a non essere valutati».
«Sono critico nel merito e nel metodo - dice Ivo Torrigiani, dirigente del Forteguerri -. L'adozione del test doveva essere decisa dai collegi dei docenti, non imposta dall'alto. Sono scettico anche su come è stato impostato. La prova di matematica è uguale per tutti i tipi di scuola, siano licei o istituti tecnici. In un periodo di risorse sempre più carenti, l'Invalsi è un'operazione complessa e costosa. Poteva essere fatta solo su classi campione». T.G.
L'Invalsi può essere comunque un punto di partenza, alle primarie e alle scuole medie viene fatto da alcuni anni e ci sono stati degli aggiustamenti in corsa». Ma loro, i dirigenti, cosa ne pensano?. Fronti contrapposti, anche qui. Con alcuni, come Giovanni Marrucchi, che si limitano a prendere atto della decisione del collegio dei docenti, e altri, come Andrea Faini, dirigente del De Franceschi, che invitano a cogliere l'occasione per un cambiamento di mentalità anche nella scuola superiore italiana. «Sull'Invalsi - afferma Faini - c'è stata una disinformazione totale. È uno strumento di valutazione semplice, attendibile, oggettivo.
Non la panacea di tutti i mali, ma un punto di partenza per cominciare a valutare - come fa tutt'Europa - il nostro sistema scolastico. Che poi tutte le capacità e le potenzialità non siano recepite appieno è vero. Potremmo chiederci d'altra parte perché anche per l'accesso alla Facoltà di medicina si fanno i quiz. Non è un sistema in grado di "misurare" tutto però è oggettivo». «Le prove - sostiene Angelo Borchi, dirigente del Fedi - non sono attinenti alla realtà dell'istruzione italiana, che si basa molto sull'orale, sul dialogo tra studente e insegnante. Ma non credo - commenta - che i nostri docenti possano pensare di continuare all'infinito a non essere valutati».
«Sono critico nel merito e nel metodo - dice Ivo Torrigiani, dirigente del Forteguerri -. L'adozione del test doveva essere decisa dai collegi dei docenti, non imposta dall'alto. Sono scettico anche su come è stato impostato. La prova di matematica è uguale per tutti i tipi di scuola, siano licei o istituti tecnici. In un periodo di risorse sempre più carenti, l'Invalsi è un'operazione complessa e costosa. Poteva essere fatta solo su classi campione». T.G.
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