Gioco
Morte sul lavoro, imputata anche l'azienda
M.D.
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Una scena della tragedia avvenuta nel vivaio di Chiazzano Dalla procura una richiesta di rinvio a giudizio senza precedenti a Pistoia
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PISTOIA. E' la prima volta a Pistoia che un'azienda, in veste di persona giuridica, viene chiamata in causa in un procedimento penale per la morte sul lavoro di un proprio dipendente. A farlo è stato il sostituto procuratore Luigi Boccia, che ha chiesto il rinvio a giudizio della "Società agricola Innocenti e Mangoni piante", vivaio di via del Girone in cui, il 16 marzo dello scorso anno, travolto da un muletto, perse tragicamente la vita un operaio di 49 anni, Emiliano Bessi, sposato e padre di tre figli. Il pm ha ritenuto applicabile al caso quanto previsto dal decreto legislativo - il 231 del 2001 - sulla responsabilità amministrativa: per intendersi, la norma per la quale la società TyssenKrupp, con una sentenza storica, è stata recentemente condannata per la tragedia dell'acciaieria di Torino alla sanzione di 1 milione di euro e a varie sanzioni interdittive, come l'esclusione per sei mesi da sovvenzioni e contributi pubblici. L'azienda pistoiese, secondo l'accusa, per un risparmio quantificabile in poco più di 48mila euro, avrebbe omesso di adottare tutte le misure di sicurezza necessarie ad impedire infortuni sul lavoro. Al termine delle indagini preliminari, il rinvio a giudizio è stato chiesto per l'amministratore e legale rappresentante dell'azienda, Alessandro Mangoni, 43 anni, di Pistoia, per l'operaio che era alla guida del muletto che ha travolto la vittima, Riccardo Begliomini, 37 anni, di Montemurlo, e, come detto, per l'azienda stessa, nella persona del legale rappresentante Giorgio Innocenti, 59 anni, di Agliana. Mangoni e Begliomini sono entrambi accusati di omicidio colposo e lesioni colpose (nell'incidente rimase gravemente ferito un altro operaio, Elis Ejilli, 22 anni, travolto mentre era alla guida di un veicolo elettrico). Inoltre sono accusati di varie violazioni del testo unico sulla sicurezza sul lavoro, il decreto legislativo 81 del 2008. Nello specifico, Mangoni per non aver provveduto affinché Begliomini ricevesse un adeguato addestramento per condurre senza rischi il carello elevatore; per non aver attuato nell'ambiente di lavoro un sistema di segnaletica di sicurezza, sia orizzontale che verticale, per regolare il traffico dei veicoli e dei pedoni; per non aver realizzato le vie di circolazione in modo tale che potessero essere percorse in sicurezza; per aver messo a disposizione di Elis Ejilli un veicolo privo di cinture di sicurezza e con un sedile non ancorato. Begliomini invece è accusato di non aver osservato le procedure per l'impiego in sicurezza del carrello elevatore. In particolare quelle relative alla "visibilità sul percorso" riportate nel manuale d'uso: procedere con il carico il più possibile abbassato e, qualora il carico stesso ostacoli la visibilità anteriore, guidare in retromarcia oppure farsi guidare da una persona a terra. La "Società agricola Innocenti e Mangoni piante di Innocenti Agostino e C." è invece accusata in sede penale della violazione amministrativa prevista dal decreto 231 del 2001 in relazione ai reati di omicidio colposo e lesioni colpose commessi da Mangoni e Begliomini "in presenza di concreto vantaggio derivante dalle condotte omissive e quantificabile in circa 48.263 euro quale spesa per adeguare l'azienda alle norme previste a tutela della salute e sicurezza sul lavoro, e in assenza della preventiva adozione ed efficace attuazione di un modello di organizzazione idoneo a prevenire" tali reati. Se condannata, l'azienda rischia di dover pagare una sanzione pecuniaria che può andare da 25mila a 1 milione e mezzo di euro.
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