Il Tirreno

Pistoia

Spolverine al chiodo

Marta Quilici
Striscioni dei lavoratori del mobile nel corteo della Cgil A lato Stefano Lastrucci e Gianni Martelli, della Nuova Poltrom
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Striscioni dei lavoratori del mobile nel corteo della Cgil A lato Stefano Lastrucci e Gianni Martelli, della Nuova Poltrom

Per la prima volta in piazza anche i lavoratori del mobile

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 QUARRATA. Il legno va a picco, ma i lavoratori alzano la testa. Elle Salotti, Nuova Poltrom, Nieri (o meglio Roma Imperiale), Spagnesi: gli operai alzano la voce. A Quarrata in tanti anni di crisi del mobile sono stati rarissimi gli scioperi e le manifestazioni pubbliche.  Quasi come se ci fosse un velo di silenzio, all'ombra del quale hanno perso il lavoro centinaia di lavoratori e sono morte tante piccole imprese. Aziende, imprenditori, famiglie intere, crollate senza far rumore, senza imbracciare cartelloni, senza srotolare striscioni.  Il "mobile" e "Quarrata" erano una cosa sola: il settore legno-arredamento è così marcatamente circoscritto nei confini quarratini (al massimo arriva a Casalguidi) che è diventato quasi un microcosmo con le sue regole e i suoi toni: tutto il resto, scioperi compresi, non rientra in questi canoni. Ma la crisi ha cambiato il volto di Quarrata che da tempo ha smesso di vedere l'operaio specializzato, con un po' di capitale, riuscire a tirar su una "dittarella".  Adesso la disoccupazione, aumentata del 7,9% solo nell'ultimo anno, pesa come un macigno. Le imprese falliscono o cambiano nome: la Nieri è diventata "Roma Imperiale", al centralino della Piemme adesso si risponde "pronto Marcam". Anche tra i lavoratori qualcosa è cambiato. Venerdì allo sciopero provinciale della Cgil campeggiava uno striscione che tuonava "Quarrata città im-mobile". Dietro, decine di lavoratori delle falegnamerie e tante donne, con le "spolverine attaccate al chiodo" (come recitavano i cartelli), cassintegrate delle tappezzerie.  Tra gli interventi più vigorosi fatti dal palco di piazza Duomo, quello di Maria Teresa Aversa, cassintegrata della Spagnesi con 42 lavoratori in cig straordinaria da marzo: «Quarrata è sempre stata leader del settore nel mobile - ha detto -. Ora è immobile. Le piccole aziende chiudono, le grandi licenziano. Alla Spagnesi sono rimaste due o tre persone in ufficio e altrettante in magazzino. La produzione è ferma. Mi dispiace». Lo ripete spesso: «Mi dispiace vedere Quarrata così. Il governo dovrebbe fare politiche per far ripartire l'economia».  «Sono 8 anni che cucio salotti per la Elle Salotti - spiega Cristina Borchi -. Ma la mia spolverina da ottobre è appesa al chiodo: siamo in cassa integrazione e per una quindicina di noi poi ci sarà la mobilità probabilmente. Due anni fa eravamo in 35, adesso in produzione sono una decina».  «Il lavoro delle donne, come la cucitura, viene portato a fare a Montemurlo - spiega Andrea Drovandi, della Nieri -. In azienda siamo in contratto di solidarietà fino al 16 giungo. Poi chissà. C'è chi lavora 4 ore al giorno. Chi è a casa fisso. La crisi è devastante».  «Prima un anno di cassa integrazione, poi quella in deroga. Intanto le ditte non si rinnovano e, se si perde il lavoro, a Quarrata non si ritrova di certo». A parlare sono Stefano Lastrucci, da 20 anni alla Nuova Poltrom e Gianni Martelli che ci lavora dal 1985. entrambi in cig a zero ore dal 2009. «Si parla dei cinesi come capro espiatorio, ma il problema non sono loro - spiega Martelli -. Mancano modelli nuovi, non siamo concorrenziali».

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