Sicurezza
«All'Atp stabilizzare le esperienze»
Alberto Vivarelli
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A fianco il teatro Manzoni sotto Paolo Bruni A destra Giuseppe Grattacaso Paolo Bruni, segretario comunale del Pd, indica la linea politica sui precari
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PISTOIA. Adesso è solo. Nemmeno il suo partito, il Pd, difende più Giuseppe Grattacaso, presidente dell'Associazione teatrale pistoiese. Solo nel suo fortino, assecondato da dirigenti che ancora non hanno capito quale razza di ciclone sta per abbattersi su di loro. Da sinistra e da destra chiedono che risolva la questione precari, una macchia che il Pd, che proprio contro il precariato ha organizzato manifestazioni di piazza, deve cancellare al più presto. Paolo Brunil, segretario comunale del Pd è chiaro: la situazione va sanata. Al segretario comunale, la situazione non piace per niente, nella vicenda vede risvolti pericolosi per la tenuta della stessa maggioranza; ma anche in prospettiva, il terreno è scivoloso: tra un anno ci sono le elezioni amministrative e presentarsi con il nodo irrisolto dei precari al Manzoni non è il miglior biglietto da visita per la campagna elettorale: l'erosione a sinistra potrebbe dare qualche fastidio. Segretario, situazione ingarbugliata quella dell'Atp e la rigidità di Grattacaso sui tagli è poco comprensibile. La possibilità che a pagarne le conseguenze, come in realtà sta avvenendo con la riduzione dei contratti, siamo i precari è una mina vagante. «Ci sono sempre meno risorse e quindi l'associazione deve utilizzare al meglio gli spazi che ha. La cultura è stata massacrata dal governo per questo ci vogliono interventi forti: in questo momento i tagli sono giustificati. Occorre la massima attenzione alle risorse ma certo, uno dei primo obbiettivi deve essere la lotta al precariato, soprattutto dove il pubblico gioca un qualche ruolo. Nell'Atp i soci di maggioranza sono gli enti locali, quindi...». Quando il Pd manifesta contro il precariato si ha sensazione che si riferisca solo a quello in casa degli altri e sia più indulgente con i suoi amministratori. «Una sensazione sbagliata. Già a livello regionale abbiamo dato indicazioni chiare. Ciò che vale per la Breda, deve valere per l'Atp. Vedo che c'è un enorme plafond di straordinari. Bene, intanto occorre ridurre gli straordinari e riportare la situazione dei precari ai livelli superiori precedenti, poi si deve procedere alla stabilizzazione. Mi appello alla sensibilità di chi guida l'ente: si proceda a un riequilibrio». Sulla questione dei precari, però, siete stati scavalcati sia a sinistra - Idv e Comunisti per Pistoia - che a destra - consigliere Tomasi del Pdl. Non prova imbarazzo? «Anzitutto vorrei precisare che nessuno, negli enti guidati da noi, può pensare di fare come gli pare. Noi siamo per la concertazione, quindi si devono trovare accordi con le parti sociali. Non mi sento scavalcato. Noi diciamo chiaramente che la soluzione dei precari deve essere trovata ai livelli più alti e non al ribasso. Ripeto, deve essere abbattuto lo straordinario perché quando il monte è così alto, occorre una manovra». Idv e Comunisti per Pistoia sono intransigenti: vogliono un piano di stabilizzazione oppure presenteranno una mozione di sfiducia contro Grattacaso. Sarebbe un bel problema politico. «Ho fiducia che non si arrivi al punto di non ritorno, spero che il cda dell'Associazione trovi una soluzione nel senso che ho indicato». Altrimenti? «Altrimenti si aprirebbe un problema politico drammatico che dovremo affrontare». Un problema che coinvolgerebbe anche il sindaco, dal momento che pare sia l'ultimo rimasto a difendere il presidente Grattacaso, da lui scelto alla guida dell'Atp. «Credo che, avendo avuto a suo tempo un ruolo di direzione nell'Atp, il sindaco conosca le dinamiche. Penso stia lavorando a trovare una soluzione positiva. Se poi la situazione dovesse precipitare, credo che il sindaco scenderebbe direttamente in campo per indicare chiaramente la soluzione che auspicavo sui precari». Chi difende la posizione dell'Atp, spiega: i precari a teatro hanno una logica. Che logica è tenere gli stessi giocanv precari per tre, cinque, otto anni. È un comportamento etico? «Un grado di flessibilità nel lavoro serve, ma il fatto che stia degenerando diventa un problema. Quando la flessibilità è così lunga, occorre dare spazio alla stabilità. Otto anni, cinque anni, tre anni sono un'enormità e quindi occorre stabilizzare queste esperienze».
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