Attenzione
«Stroncati dalla concorrenza cinese»
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Nicola Gritti (a sin.) e Patrizio Verniani durante lincontro alla Associazione industriali La Radicifil spiega la chiusura della fabbrica, che ora riapre con Repower
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PISTOIA. L'auspicio è che l'avvento di Repower contribuisca al recupero della vivacità persa dall'economia pistoiese. Intanto il Gruppo Radici, nella veste del liquidatore, nonché responsabile risorse umane, Nicola Gritti, saluta e se ne va. Il Gruppo Radici si sta dibattendo in una grossa crisi: in sei anni ha dovuto chiudere sette dei suoi 16 stabilimenti. Quelli sopravvissuti sono concentrati nelle roccaforti dell'azienda, in Lombardia e Piemonte. La fabbrica di Ponte alla Pergola, dove Radici era arrivato nel 1990, subentrando agli stabilimenti Franchi, fa parte delle battaglie perdute. Nicola Gritti e Patrizio Verniani, per 20 anni direttore di stabilimento, ospiti dell'Associazione industriali, ringraziano i lavoratori e spiegano cosa non ha funzionato - da un certo momento in poi - nell'avventura pistoiese. «La globalizzazione non ha portato solo una crisi dei mercati, ma un cambiamento strutturale. È il mondo ad essere cambiato» commenta Gritti. «La concorrenza dei prezzi imposti dal mercato orientale, cinese, è diventata insostenibile. Non ha favorito probabilmente nemmeno il fatto di essere un'azienda a gestione familiare. La Germania, che ha gruppi industriali quotati in Borsa, si è dimostrata molto più competitiva nel settore. Da noi, il semilavorato tessile è diventato un prodotto di nicchia. I grossi produttori sono rimasti 2 o 3, tra questi il Gruppo Radici». Che dal 2009 ha comunque perso 70 milioni di euro di fatturato, e da metà dello stesso anno ha cessato l'attività dello stabilimento di Ponte alla Pergola, mettendo in cassa integrazione quasi 140 lavoratori.
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