Il dolore
Camposampiero il prof dei poveri
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Giuseppe Camposampiero Al Manzoni lo spettacolo per ricordare l'insegnante
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PISTOIA. Stasera alle 21 al teatro Manzoni, va in scena lo spettacolo "Giuseppe Camposampiero, un luogo, un uomo un ideale" con la partecipazione di Ugo Pagliai nel ruolo di narratore. Il luogo della memoria riesce talvolta a sovvertire le regole del divenire e ricomporre in un'unica dimensione culturale il tempo e lo spazio, il bello e il suo rovescio, l'ideale e la cruda realtà. La sintesi che ne deriva è essenza della storia, è cultura, al limite poesia. È quanto si sono prefissi di fare i giovani studenti della scuola media "Leonardo da Vinci" di Pistoia, venendo a contatto con un nome, una località, una storia. Il nome: Giuseppe Camposampiero; una località: l'ente morale che ne perpetua la memoria; la storia: un momento tristemente cruciale della vita della nostra città, colto nella fase finale dell'ultima guerra mondiale; il teatro: Il mezzo attraverso il quale esprimere la sintesi del ricordo e delle emozioni suscitate. Giuseppe Camposampiero: una meteora arrivata a Pistoia nel 1941 come insegnante prima del liceo scientifico appena fondato e poi passato al liceo classico "Niccolò Forteguerri". Giovane, di solida cultura, amante della poesia, della storia, dell'arte, dei valori dello spirito, ma soprattutto, portatore di una pedagogia nuova fondata sulla ricerca, il coinvolgimento, l'amicizia con i giovani. Antifascista e cristiano formato e coinvolto dalla militanza a Firenze con Giorgio La Pira in quella storica esperienza delle "Messe della Carità" di San Procolo, che subito Lui trasportò anche a Pistoia nella chiesa dello Spirito Santo, coinvolgendo studenti, insegnanti e poveri della città specialmente quelli dove passava il suo tempo libero; una baraccopoli definita dispregiativamente "Cirenaica" sorta in riva al torrente Brana il cui ricordo è ancora vivo nei più anziani pistoiesi. L'ente morale Camposampiero, sorto per volere degli amici per perpetuarne la memoria ed in particolare per l'impegno di Angela Borgioli e della sorella Delia, che raccolti sette ragazzi rimasti orfani dalla guerra, presero due stanze in affitto nella villa lasciata libera da un istituto militare sulla via Antonelli e resero viva ed operante una iniziativa che fu casa accogliente, amorevole centro educante, prospettiva di formazione culturale e lavorativa che tuttora è presente ed opera. Lo sviluppo nel tempo fu grande insieme all'impegno di tutta la città. L'impegno politico intenso dopo la caduta del fascismo per la ricostituzione dei partiti politici compromise il professore fino a sentirsi ormai perduto dopo l'invasione tedesca e repubblichina dell'8 settembre 1943, tanto che, a soli trent'anni, intuì la prossima fine e fece testamento lasciando tutti i suoi averi ai poveri di Pistoia. E fu profeta. La fine giunse appena pochi giorni dopo con il primo bombardamento della città avvenuto il 24 ottobre 1943. Dormiva in una camera presa in affitto ed una bomba lo colse insieme ad altre cinque persone lungo le scale che scendevano per trovare un rifugio. Lo ritrovarono i poveri della città dopo 8 giorni scavando fra le macerie. I giovani studenti, guidati dagli insegnanti e dirigenti, scavando nella memoria della città, stimolati dalla vicina esperienza di un'opera tuttora attiva fondata in memoria del professore, hanno elaborato un testo che si accingono a presentare a tutta la città per ricordare non solo la memoria di un uomo e il suo sacrificio, ma per esaltarne i valori di cui fu portatore e perpetuarne l'esempio.
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