Finanza
A Lizzano ancora sette profughi
Sauro Romagnani
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I tunisini il giorno del ritiro del permesso di soggiorno in questura Per loro destino incerto, ma vogliono restare in provincia
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S.MARCELLO. «E' stata un'esperienza indimenticabile» dice Riccardo Fantacci, nominato dal questore di Pistoia responsabile della struttura di Lizzano per conto della Misericordia di Pistoia. E' trascorso un mese, o poco più, da quando un gruppo di 35 profughi Tunisini, provenienti da porto di Livorno, è giunto a Lizzano Pistoiese nel comune di San Marcello, ed è stato ospitato in una struttura messa a disposizione dalla Diocesi di Pistoia. «Avevo fatto un'esperienza con profughi provenienti dall'Albania, ma questa con questi ragazzi è stata proprio un'esperienza di vita che difficilmente può essere dimenticata. Prima per lo spirito di collaborazione che si è instaurato fra Misericordia e Caritas. Quest'ultima ha svolto un lavoro di qualità più che prezioso, e, in secondo luogo, per l'atteggiamento tenuto dai profughi. Tutti ragazzi molto giovani educati, disponibili alla collaborazione e con i quali si è creato anche un rapporto positivo ed anche di amicizia. Devo sottolineare che non hanno creato alcun problema. Hanno accettato di buon grado sia le regole che avevamo prefissato per la permanenza nella struttura sia l'organizzazione delle attività che abbiamo programmato nel corso della loro permanenza». Il gruppo è ancora al completo? «Ne sono rimasti 10 dei 35, e in settimana ne andranno via altri tre mentre gli altri sette vorrebbero rimanere in provincia». Sapete dove sono andati quelli che sono partiti e dove andranno quei tre che hanno richiesto di partire? «Noi abbiamo il compito di procurare loro un biglietto per il treno per il territorio nazionale, fino al confine dell'Italia, poi non sappiamo il paese dove sceglieranno di andare. Diamo loro un kit contenente generi alimentari ed altre cose utili per un viaggio perché possano trasferirsi con una certa tranquillità». Gli altri sette rimarranno qui a Lizzano, oppure hanno delle prospettive di inserimento, hanno in vista qualche possibilità di lavoro? «Dispongono di un permesso di soggiorno che permette loro di rimanere per sei mesi in Italia. In questo periodo hanno la di necessità di migliorare la loro conoscenza della lingua, poi il problema sarà visto. La Regione dovrà comunicare le decisioni che saranno prese per il futuro e indicare come dovremo comportarci. Al momento ci sono un paio di ipotesi probabili o possibili. Riunire i piccoli gruppi di profughi rimasti nei diversi centri di accoglienza della nostra provincia, e radunarli in un centro unico, che comunque non sarà Lizzano. La seconda opzione potrebbe essere quella di affidarli agli enti locali per un eventuale inserimento nel tessuto sociale».
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