Sicurezza
Stangata ai trafficanti di droga
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Il capitano Vincenzo Maresca e il comando dei carabinieri Operai di giorno, spacciatori di notte: condannati
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PISTOIA. Di giorno, operai modello, lavoratori instancabili - regolarmente assunti quasi tutti in vivai della Piana - e padri di famiglia. Di notte, però, mostravano la loro seconda faccia, dedicandosi al traffico o allo spaccio di sostanze stupefacenti. Uomini dai due volti, quindi, apparentemente insospettabili. Ma non per questo erano riusciti a sfuggire agli investigatori della Compagnia carabinieri di Pistoia. All'alba del 6 dicembre scorso, in sette erano finiti in manette nelle loro abitazioni, mentre ad altri tre, già arrestati in precedenza, l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale era stata notificata in cella. Nel tardo pomeriggio di giovedì, per nove di loro - tutti ancora detenuti - è arrivata la sentenza del gip del tribunale di Pistoia, di fronte al quale la procura ha chiesto e ottenuto che venissero processati con giudizio immediato. Cinque le condanne emesse dal giudice delle indagini preliminari, ancor più pesanti di quelle chieste dal pm: 10 anni e 8 mesi di reclusione e 80mila euro di multa per Giovalin Bishaj, 32enne albanese residente ad Agliana, al quale è stato anche revocato l'indulto concesso nel 2007 per una precedente condanna; 8 anni e 10 mesi e 50mila euro a David Zadrima, 25 anni, albanese, residente a Pistoia; 5 anni e 6 mesi e 20.000 euro a Lash Shkurtaj, 30 anni, albanese, residente ad Agliana; 4 anni e 20mila euro ad Andrea Bernardini, 27 anni, residente a Serravalle; 4 anni e 20mila euro a Rinalf Zaguni, 27enne albanese, residente a Serravalle. Il gip ha invece respinto la richiesta di patteggiamento della pena avanzata da Astrit Pallani, albanese 29enne residente a Quarrata, e da Ardian Rroku, 29 anni, albanese, residente a Pistoia. I due saranno processati per rito ordinario davanti al tribunale collegiale, così come Rini Gjergji, 24 anni, albanese residente a Pistoia, ed Elvis Shkurtaj, 22 anni albanese residente a Serravalle. "Face off". L'operazione condotta dal Nucleo operativo e radiomobile e dalla Stazione di Casalguidi era stata denominata "Face off", proprio in riferimento al duplice volto degli indagati. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere avevano riguardato anche un marocchino residente a Prato. I carabinieri avevano eseguito 10 perquisizioni domiciliari (tra cui una a Montecatini) a carico di altri indagati, nel corso delle quali erano stati sequestrati diversi grammi di stupefacenti, bilancini di precisione e materiale per il confezionamento delle dosi. Nel corso delle indagini era stato sequestrato circa un chilo e mezzo di droga tra cocaina ed eroina, e, oltre ai 4 arresti in flagranza, 26 persone erano state denunciate a piede libero. I reati contestati a vario titolo agli imputati nel processo vanno dal traffico alla detenzione illecita di sostanze stupefacenti (fatti accertati nelle province di Pistoia e Prato). Lash Shkurta e David Zadrima sono stati condannati anche per il porto illegale di una pistola. Le indagini. L'attività investigativa aveva avuto origine il 26 luglio 2009 da una querela per minacce e lesioni presentata, alla stazione carabinieri di Casalguidi, da una coppia di ragazzi (un marocchino ed un'italiana), nei confronti di tre individui, di cui due di nazionalità straniera. Il marocchino aveva riferito di essersi rivolto in più occasioni ad alcuni albanesi per acquistare della droga e, in una di queste, gli era stata ceduta una dose di pessima qualità, tale da costringerlo a richiedere l'intervento dei sanitari. Al fine di recuperare il denaro e di chiedere spiegazioni sulla qualità della droga, era andato nuovamente dagli stessi albanesi, che per tutta risposta, lo avevano aggredito. I primi accertamenti sul contenuto della denuncia avevano confermavano fin da subito l'esistenza di una fitta rete di spaccio che coinvolgeva un gruppo di albanesi, nonché alcuni cittadini italiani e nordafricani. Il capo. In particolare veniva individuato David Zadrima, un operaio vivaista albanese, residente a Casalguidi, che, nonostante la giovane età (classe 1986), secondo gli inquirenti mostrava delle buone "capacità imprenditoriali", mirando ad un vero e proprio "salto di qualità" nel mercato locale delle sostanze stupefacenti. Zadrima, lavoratore esemplare nella vita di tutti i giorni, aveva in pratica una doppia esistenza. A riprova dell'esistenza della rete di spaccio, due arresti compiuti dai carabinieri nella prima fase delle indagini: i due finiti in manette il 4 e il 20 dicembre 2009 furono sorpresi rispettivamente con 300 e 540 grammi di cocaina. Il canale sul quale aveva deciso di puntare Zadrima per espandere la propria attività era l'acquisto in una città emiliana (probabilmente Bologna) di una grossa partita di stupefacente (alcuni chili) di qualità nettamente superiore a quella circolante sulla piazza pistoiese. Investimento che, peraltro, gli avrebbe permesso di saldare un precedente debito maturato nei confronti di un suo connazionale sempre per questioni legate all'acquisto di sostanza stupefacente. Nel corso delle indagini è emerso che in più occasioni Zadrima aveva acquistato droga da lui. Il rapporto tra i due si era deteriorato dai primi mesi del 2010 proprio a causa del debito che Zadrima aveva accumulato. Una tensione degenerata va nell'aprile dello scorso anno, quando, a seguito di un mancato esito positivo di alcune cessioni di droga che Zadrima intendeva effettuare, era saltata una trattativa con il fornitore, che in quella circostanza arrivò a ferire con una coltellata alla coscia sinistra il connazionale. L'episodio non era mai stato denunciato da Zadrima, che, secondo i carabinieri, meditava di vendicarsi.
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