Attenzione
«Cip e Ciop, tutti sapevano dei maltrattamenti»
Le parole dei due consulenti tecnici sono pesanti come macigni. Non solo nei confronti delle due maestre arrestate. Nella loro perizia parlano chiaramente di responsabilità da parte di tutto il personale dell'asilo.
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Le parole dei due consulenti tecnici sono pesanti come macigni. Non solo nei confronti delle due maestre arrestate. Nella loro perizia parlano chiaramente di responsabilità da parte di tutto il personale dell'asilo.
Comportamenti diretti od omissioni che avrebbero contribuito a porre in essere quei continui maltrattamenti fisici e psicologici di cui, per mesi, i bambini ospiti dell'asilo Cip Ciop sarebbero stati vittime. Compito della cuoca e delle altre collaboratrici - che non potevano non sapere - sarebbe stato almeno quello di denunciare ciò che avveniva nella struttura di via Galvani. E i periti invitano la procura a indagare anche sul perché non lo abbiano fatto: per paura di essere licenziate o perché consapevoli dell'inutilità del gesto ritenendo troppo stretti i rapporti che la titolare aveva con il "potere"?
Insomma, nelle sue 52 pagine, la perizia psichiatrica depositata nelle mani del gup di Genova - di fronte al quale è in corso il processo contro le maestre Anna Laura Scuderi ed Elena Pesce, accusate di maltrattamenti in concorso e continuati su minori - dice molto di più oltre al fatto che 18 dei 24 bambini esaminati avrebbero riportato lesioni psichiche gravi con sintomi post stress cronico.
Il professor Paolo Cornaglia Ferraris e la dottoressa Susanna Mazzucchelli sottolineano come il non impedire il verificarsi dei maltrattamenti equivalga a cagionarli. «Tutto ciò rende la posizione di tutti i collaboratori della Scuderi assai critica, essendo improbabile che qualcuno di loro fosse totalmente inconsapevole di quanto accadeva quotidianamente nell'asilo e molto più verosimile che, avendo avuto piena consapevolezza, abbiano omesso di denunciarlo alle autorità di controllo dello stesso Comune di Pistoia o ad altra autorità competente. Ciò è spiegabile per due motivi: la totale sottomissione del personale ausiliario e di servizio alla Scuderi, che poteva licenziare ed assumere a proprio piacimento chi lavorava per la Srl proprietaria dell'asilo, oppure la consapevolezza diffusa che la relazione tra quella Srl e il Comune di Pistoia era tale da impedire il successo di qualunque tipo di segnalazione.
La seconda considerazione pone sotto una luce che meriterà una giusta attenzione investigativa i rapporti tra i due enti. Si porrà attenzione da parte degli inquirenti ad alcune delle testimonianze raccolte tra i genitori: in queste, infatti, si racconta di telefonate provenienti da "qualcuno del Comune" che preavvertiva su ispezioni che sarebbero state fatte nei giorni successivi, qualche altro racconta della frequentazione pubblica della Scuderi col sindaco di Quarrata, in un pubblico ristorante, quasi a mostrare la confidenzialità col "potere" della titolare, altri, infine, raccontano della ostentazione della ricchezza, col frequente cambio di automobili di lusso da parte della stessa Scuderi».
Nelle prime pagine della loro consulenza i due periti illustrano come nell'asilo lavorasseri la titolare Anna Laura Scuderi, la maestra Elena Pesce, un'altra maestra, la cuoca e, saltuariamente, una serie di giovani ragazze, presenti la mattina dalle 08.30 fino a mezzogiorno, addette per lo più al cambio dei pannolini e alla pulizia della stanza del cambio e dei bagni.
Tra di loro, nessun innocente secondo i due consulenti. Che ribadiscono: «Nella materialità del delitto di maltrattamenti rientrano non soltanto le percosse, le minacce, le privazioni imposte alle vittime dalle imputate Scuderi e Pesce, ma anche atti di scherno, disprezzo, umiliazione e di asservimento passivo allo stato delle cose, ben osservabile nella cuoca e nel restante personale di pulizia o ausiliario operante presso l'asilo nido Cip Ciop. Si tratta, infatti, di comportamenti idonei a cagionare durevoli sofferenze psicologiche e morali nei bambini presenti».
Comportamenti diretti od omissioni che avrebbero contribuito a porre in essere quei continui maltrattamenti fisici e psicologici di cui, per mesi, i bambini ospiti dell'asilo Cip Ciop sarebbero stati vittime. Compito della cuoca e delle altre collaboratrici - che non potevano non sapere - sarebbe stato almeno quello di denunciare ciò che avveniva nella struttura di via Galvani. E i periti invitano la procura a indagare anche sul perché non lo abbiano fatto: per paura di essere licenziate o perché consapevoli dell'inutilità del gesto ritenendo troppo stretti i rapporti che la titolare aveva con il "potere"?
Insomma, nelle sue 52 pagine, la perizia psichiatrica depositata nelle mani del gup di Genova - di fronte al quale è in corso il processo contro le maestre Anna Laura Scuderi ed Elena Pesce, accusate di maltrattamenti in concorso e continuati su minori - dice molto di più oltre al fatto che 18 dei 24 bambini esaminati avrebbero riportato lesioni psichiche gravi con sintomi post stress cronico.
Il professor Paolo Cornaglia Ferraris e la dottoressa Susanna Mazzucchelli sottolineano come il non impedire il verificarsi dei maltrattamenti equivalga a cagionarli. «Tutto ciò rende la posizione di tutti i collaboratori della Scuderi assai critica, essendo improbabile che qualcuno di loro fosse totalmente inconsapevole di quanto accadeva quotidianamente nell'asilo e molto più verosimile che, avendo avuto piena consapevolezza, abbiano omesso di denunciarlo alle autorità di controllo dello stesso Comune di Pistoia o ad altra autorità competente. Ciò è spiegabile per due motivi: la totale sottomissione del personale ausiliario e di servizio alla Scuderi, che poteva licenziare ed assumere a proprio piacimento chi lavorava per la Srl proprietaria dell'asilo, oppure la consapevolezza diffusa che la relazione tra quella Srl e il Comune di Pistoia era tale da impedire il successo di qualunque tipo di segnalazione.
La seconda considerazione pone sotto una luce che meriterà una giusta attenzione investigativa i rapporti tra i due enti. Si porrà attenzione da parte degli inquirenti ad alcune delle testimonianze raccolte tra i genitori: in queste, infatti, si racconta di telefonate provenienti da "qualcuno del Comune" che preavvertiva su ispezioni che sarebbero state fatte nei giorni successivi, qualche altro racconta della frequentazione pubblica della Scuderi col sindaco di Quarrata, in un pubblico ristorante, quasi a mostrare la confidenzialità col "potere" della titolare, altri, infine, raccontano della ostentazione della ricchezza, col frequente cambio di automobili di lusso da parte della stessa Scuderi».
Nelle prime pagine della loro consulenza i due periti illustrano come nell'asilo lavorasseri la titolare Anna Laura Scuderi, la maestra Elena Pesce, un'altra maestra, la cuoca e, saltuariamente, una serie di giovani ragazze, presenti la mattina dalle 08.30 fino a mezzogiorno, addette per lo più al cambio dei pannolini e alla pulizia della stanza del cambio e dei bagni.
Tra di loro, nessun innocente secondo i due consulenti. Che ribadiscono: «Nella materialità del delitto di maltrattamenti rientrano non soltanto le percosse, le minacce, le privazioni imposte alle vittime dalle imputate Scuderi e Pesce, ma anche atti di scherno, disprezzo, umiliazione e di asservimento passivo allo stato delle cose, ben osservabile nella cuoca e nel restante personale di pulizia o ausiliario operante presso l'asilo nido Cip Ciop. Si tratta, infatti, di comportamenti idonei a cagionare durevoli sofferenze psicologiche e morali nei bambini presenti».
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