La manifestazione
Ricorsi al Tar per Pistoiacity
Fabio Calamati
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Uno dei tre nuovi edifici che costituiranno Pistoiacity Il futuro polo direzionale fa litigare aziende e Comune
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PISTOIA. Tra il Comune e le tre società che si apprestano a realizzare "Pistoiacity", il nuovo centro direzionale in via Sestini, è in corso da mesi un braccio di ferro legale, con tanto di ricorso al Tar. Al centro dello scontro c'è la possibilità o meno di insediare nell'area attività commerciali con spazi destinati alla vendita. Un atto del Comune stoppa questa prospettiva, che viceversa è considerato centrale dai costruttori. Innanzitutto il centro direzionale. Si tratta di tre edifici, per un totale di oltre 15.000 metri quadri, che sorgeranno nell'area ex Pallavicini, lungo la via Sestini. Uno, il più grande, di fianco al margine nord del centro commerciale Panorama; il secondo e il terzo, più piccoli, nel grande spazio libero compreso tra la nuova stazione di servizio Q8 e via Sestini, nello spazio lasciato libero a sinistra (guardando la stessa via Sestini) dall'insediamento Peep e a destra dal parco. Una vera e propria cittadella, che dovrebbe ospitare soprattutto uffici e attività commerciali e che per dimensioni non sfigura a fianco del recupero dell'area ex Breda est. Considerando anche che oltre ai tre edifici è prevista la realizzazione di un albergo e un residence. Questi insediamenti erano previsti nella convenzione stipulata nel 2000 tra la Sirim srl (società proprietaria) e il Comune. Le società proprietarie attuali sono la stessa Sirim (sdoppiatasi nel frattempo in Sirim Due e Sirim Investimenti) e la Tredil spa, società pratese di grande dinamismo nel settore edilizio. Terzo operatore è la società pistoiese San Cipriano srl, che realizzerà l'edificio pià vicino all'attuale distributore Q8. Dove nasce il problema? Dal fatto che il Comune, approvando l'estate scorsa alcune modifiche del progetto iniziale degli interventi, mise per scritto che il "Pistoiacity" avrebbe potuto accogliere attività commerciali, ma non superfici di vendita: nella convenzione del 2000, infatti, si usava questa etichetta solo per i 9.000 mq del centro commerciale. Sì al commerciale, dunque, ma no a negozi: al massimo concessionarie auto o attività simili. La determina firmata dal dirigente dell'ufficio urbanistica Francesco Bragagnolo, inoltre, concedeva dieci giorni soli di tempo per obiettare; passati quelli, il Comune avrebbe dato per approvate tutte le clausole. Tre degli operatori interessati, in particolare le due Sirim e la Tredil spa, decisero che la cosa non era sopportabile. E come conseguenza hanno firmato tre distinti ricorsi al Tar, impugnando la determina dell'architetto Bragagnolo, datata 14 giugno 2010. Nei ricorsi si chiede di annullare il provvedimento, perché la previsione di spazi commerciali ma senza superfici di vendita non sarebbe legittima e provocherebbe «danni ingenti» agli operatori, che chiaramente si vedono ridurre di molto il valore di mercato di "Pistoiacity". E poi c'è quel termine inconsueto di dieci giorni, concesso ai proprietari, che accusano il dirigente comunale di aver voluto "inventare un nuovo istituto, totalmente estraneo all'ordinamento". Della questione si occuperanno ora i giudici del Tar. Ma è da sottolineare che l'intera vicenda non è mai balzata, sinora, alla ribalta della cronaca e del dibattito pubblico cittadino. Nonostante che - come avvenuto nei mesi scorsi - il consiglio comunale abbia discusso fino allo sfinimento di commercio e del suo impatto sulla città.
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