Lutto
Assalto al Banco alimentare
Marta Quilici
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A sinistra la responsabile del servizio del Pozzo di Giacobbe Valentina Chericoni Sopra una colletta alimentare Dall'inizio dell'anno già 123 le famiglie in cerca di aiuto
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QUARRATA. Sono 123 le famiglie che si sono già rivolte nel 2011 al banco alimentare del Pozzo di Giacobbe. In un confronto tra il 2009 e il 2010 il numero di persone che vi hanno fatto ricorso è cresciuto del 9%. Nel 2009 furono 91 famiglie aiutate dal Pozzo, in convenzione con i servizi sociali del Comune. Nel 2010 le richieste sono salite a 100. In questi primi mesi del 2011 il numero delle persone è ulteriormente aumentato arrivando agli attuali 123 nuclei familiari. Il banco alimentare è un servizio grazie al quale le famiglie in grave difficoltà economica, su disposizione dei Servizi sociali del Comune, possono trovare un sostegno ritirando un pacco con alimenti di prima necessità, come pasta, riso, verdura, carne. La famiglia può ritirare il pacco ogni 15 giorni, per tre mesi. Allo scadere del trimestre la sua situazione viene nuovamente valutata e, se non presenta più gravi difficoltà, il servizio viene interrotto. A fronte di un aumento delle famiglie bisognose, però, si sta verificando una sempre maggiore velocizzazione del turnover: ciò significa che sono in calo i casi di disagio cronico, mentre sono in aumento le famiglie che si trovano improvvisamente in forte crisi (ad esempio in seguito alla perdita del lavoro), ma che riescono in tempo relativamente breve a risollevarsi. «Di fronte a un aumento, registrato soprattutto lo scorso anno, della richiesta dei pacchi alimentari - spiega la responsabile del servizio del Pozzo di Giacobbe, Valentina Chericoni - siamo riusciti a mantenere inalterata la quantità e la qualità degli alimenti di ogni singolo pacco. In alcuni momenti abbiamo tolto i beni superflui, come la cioccolata, ma abbiamo continuato a dare carne, verdura, pesce... Il nostro compito, inoltre, si è concentrato sull'educazione alimentare, suggerendo metodi per risparmiare e per mangiare in maniera più sana ed equilibrata». Riguardo al turnover: «Noi abbiamo quattro fasce di utenti: quelli che necessitano del nostro servizio per tre mesi, quelli che ne necessitano per 6, per 9 o per 12 mesi. Fino a poco tempo fa, la metà delle famiglie rientrava nel gruppo di coloro che veniva da noi per tutto l'anno. Adesso, invece, la metà delle persone sta con noi "solo" sei mesi, e solo un terzo è rimasto con noi tutto l'anno. Questo è un dato importante, perché il nostro servizio non vuole e non deve essere soltanto assistenziale. È in questa ottica, infatti, che a partire da quest'anno abbiamo iniziato a partecipare a un incontro, una volta al mese, con i centri di ascolto e i servizi sociali per arrivare a un migliore coordinamento territoriale, con l'obbiettivo di aiutare le persone a superare la fase di criticità in cui si trovano. Purtroppo l'attuale crisi rende più difficile questo sforzo, tendendo invece a soggiogare le persone in una fase di cronicità. Il nostro obbiettivo, invece, va proprio nella direzione opposta. E in proposito ci sono stati anche segnali positivi».
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