Il Tirreno

Pistoia

La schiena dritta di Ulivieri l'allenatore di sinistra in un mondo di destra

Giacomo Carobbi
Renzo Ulivieri al circolo Garibaldi
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Renzo Ulivieri al circolo Garibaldi

«Coi presidenti ho sempre messo in chiaro il mio pensiero e con loro non ho mai avuto un diverbio politico»

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 PISTOIA. Politica e pallone, due mondi lontani solo in apparenza. In Renzo Ulivieri convivono da sempre, tanto che viene naturale chiedersi come sia riuscito a sopravvivere quarant'anni nel calcio professionistico tenendo le due passioni ben distinte. In un ambiente dove le mosche bianche (rosse, nella fattispecie) non hanno mai avuto vita facile: presidenti e tifoserie, salvo rari casi, non amano troppo la sinistra e chi nella sinistra si riconosce.  «Ho sempre ritenuto sbagliate certe discriminazioni - commenta il tecnico poco prima dell'inizio del dibattito -, in effetti nel mondo del calcio accadono anche certe cose: chi è di sinistra viene messo all'indice, mentre chi è di destra no. Devo dire, tuttavia, che nel mio caso questo tipo di atteggiamenti non hanno mai rappresentato un problema».  Il segreto? Non averne, di segreti, rivendicare sempre con orgoglio la propria appartenenza: «Ho sempre inteso la politica come un dovere di cittadino da svolgere con impegno e passione, consapevole che il mio lavoro era tutt'altra cosa e che meritava la stessa attenzione».  Nella sua lunga carriera ha avuto a che fare con una ventina di presidenti: tra gli altri Mantovani, Tanzi junior e Gazzoni. Mai un diverbio? «Assolutamente no - spiega Ulivieri -, anche perché con ognuno di loro ho sempre messo in chiaro serenamente chi fossi e come la pensassi. Prendere o lasciare. E poi devo dire che ci sono stati anni in cui anche la sinistra ha esercitato un certo fascino, tanto che al momento dei saluti da alcuni di loro mi è capitato anche di sentirmi dire: "e si ricordi, io sono molto più a sinistra di lei"».  Più articolato è il capitolo tifoserie. Le curve amano e odiano, spesso esasperando anche il più piccolo degli episodi. «Con le tifoserie qualche problemino in effetti c'è stato - ammette -, ma si è risolto sempre tutto in schermaglie della domenica. Ho sempre cercato di tenere la schiena dritta anche nei momenti più burrascosi». Ad esempio? «In un'occasione in particolare, la polemica ha preso una piega diversa creando qualche strascico. Rilasciai un'intervista ad una radio privata gestita da un centro sociale: i tifosi non gradirono e la domenica esposero uno striscione con su scritto "O con noi o contro di noi", al quale risposi candidamente "Con voi mai". Successe il finimondo».  Il mister preferisce non indicare il luogo del misfatto, ma sono sufficienti un paio di click per scoprire che si tratta di Padova e che la radio era Radio Sherwood. Pace fatta, comunque. Ma su internet trovano spazio anche leggende metropolitane, come la citazione che appare sulla sua pagina di Wikipedia secondo la quale sarebbe stato abituato a incitare i suoi giocatori alla bestemmia per imprimere più vigore al tiro. «Non l'ho mai detto - smentisce categoricamente -, e nemmeno pensato». Ci incarichiamo di segnalarlo. Non è leggenda invece il bisognino del suo cane nel bel mezzo della festa leghista nel parco di San Miniato.  «Tutto vero», ammette sorridendo.

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