Il dolore
Cambiare clienti per battere la crisi
Luca Giuntini
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A sinistra, i tre titolari della Best Drel di Montale. Qui sopra operaio al lavoro su una macchina La Best Drel di Montale ora taglia tessuti per Trenitalia e Peg Perego
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MONTALE. Ancor prima di essere soci in affari sono amici da una vita: forse è questo il segreto del loro successo. Un'azienda dove le decisioni, siano esse grandi o piccole, si prendono insieme, come fosse una famiglia dove i figli sono i dipendenti e dove i litigi, pochi, lasciano il posto alla condivisione dello stesso intento: migliorarsi continuamente per il bene dell'azienda. La Best Drel di Montale è un'azienda terzista che si occupa del taglio di tessuti: dall'abbigliamento all'arredamento, passando per l'oggettistica. A guidarla sono tre soci: Davide Fabbrini, 48 anni, Renato Bambi, 54, Luca Olmi 52. «Ma siamo ancora giovani e di andare in pensione ancora non se ne parla» afferma Renato. La loro avventura imprenditoriale comincia alla fine degli anni '80, un po' per caso, un po' per sfida personale: i tre sono amici, Luca e Davide giocano a calcio insieme, ma avviare un'impresa di taglio e ricami è cosa ben più complicata. Sono Davide, il cugino di questi (che poi lascerà l'azienda) e Renato i primi a lanciarsi in affari: tre anni dopo subentrerà anche Luca. «È vero, abbiamo caratteri diversi, ma ci integriamo bene nonostante le diversità - afferma Luca - Io curo in particolare il lato commerciale dell'azienda, mentre Renato e Davide hanno compiti più operativi. Ci dividiamo le mansioni e tutto fila liscio». Tutto tranquillo fino alla crisi che ha costretto molte aziende a chiudere i battenti, ma non la Best Drel. «Il settore dell'abbigliamento è andato in crisi totale - spiega Olmi - e per noi che lavoravamo solo in quel settore è stato un duro colpo. Per superarla abbiamo scelto la strada della diversificazione: è in quel momento che abbiamo capito che se volevamo andare avanti e farcela davvero dovevamo lavorare anche per committenti diversi dal solito. E' da allora che è cominciato il nostro "sodalizio" con aziende come Trenitalia, Peg Perego e altre ditte di arredamento e oggettistica. Dovevamo andare oltre le aziende di abbigliamento della grande distribuzione. E più in generale abbiamo dovuto scegliere meglio in nostri clienti: se all'inizio avevamo più di 120 committenti, adesso ne abbiamo un terzo, ma più qualificati. I clienti più importanti bisogna saperseli tenere stretti: essendo dei terzisti, la loro fortuna è anche la nostra». E giudicando dai risultati la scelta è stata giusta. «Il fatturato è aumentato - racconta Olmi - Così abbiamo potuto reinvestire nell'azienda, computerizzando i macchinari e investendo nella formazione professionale del personale. I tredici operai che lavorano con noi sono dei soci aggiunti, fanno parte della famiglia. Solo così un'azienda può sperare di migliorarsi». L'amicizia che li unisce è sicuramente uno dei segreti del loro successo, ma c'è anche un altro fattore che è risultato determinante per la buona riuscita della loro avventura imprenditoriale: «Senza dubbio la prudenza negli investimenti e il saper stare con i piedi ben piantati per terra - racconta Luca - Non abbiamo mai fatto il passo più lungo della gamba, come dice il proverbio. L'occasione di aumentare la produzione ci si è presentata più volte, abbiamo detto no a una grande azienda ma non ce ne pentiamo. Non eravamo pronti da un punto di vista strutturale: è vero, avremmo potuto lavorare al massimo ritmo per uno-due anni, ma poi avremmo rischiato di cadere pesantemente». «Siamo andati avanti a piccoli passi, autofinanziandoci e reinvestendo tutto all'interno dell'azienda - prosegue Luca Olmi - abbiamo puntato molto sulla formazione dei nostri operai, sui macchinari e sulla qualità della lavorazione: stare al passo con i tempi è vitale, soprattutto per una ditta terzista come la nostra. Se il committente ti chiede dei cambiamenti, tu devi essere pronto ad adeguarti nel minor tempo possibile. Professionalità, competenza e qualità sono sempre state le nostre parole d'ordine. E continuano ad esserlo anche oggi».
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