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Pistoia

«La città e la Pistoiese hanno bisogno di Pistoia Ovest»

«La città e la Pistoiese hanno bisogno di Pistoia Ovest»

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Orazio Ferrari, come ci si sente due settimane dopo aver vinto una maratona durata otto mesi?  «Ci si sente alla grande. Vincere un campionato è sempre entusiasmante. È la quarta volta consecutiva che assaporo questa soddisfazione di fine stagione, ma devo ammettere che farlo con la Pistoiese è ancora più bello. Però il mio carattere mi fa sempre guardare avanti e sono già concentrato sul futuro».  E quest'idea la spaventa, la stressa o la stimola?  «Ho la consapevolezza di quello che ci aspetta e sono fortemente motivato. Direi che il sentimento più forte adesso è la motivazione, la carica con cui voglio portare avanti il progetto».  Ma un regalo se l'è fatto dopo questo trionfo?  «Per adesso me l'hanno fatto i ragazzi che hanno centrato l'obiettivo e anche i tifosi che si sono avvicinati a noi e si sono appassionati sempre di più. Se devo dirla tutta spero che ora sia la città a farmelo con una grande partecipazione alla festa di domani (stasera per chi legge, ndr) per i novant'anni dell'Us. Vedere una piazza Duomo gremita sarebbe davvero la conferma che il vento è cambiato, che il feeling è rinato».  Ci stampi due fotogrammi dal suo album di presidente: il momento che più l'ha esaltato e il momento in cui ha avuto paura che qualcosa potesse non andare...  «Sui più belli non ho dubbi: la vittoria a Larciano contro il Pisa. Quella sera non me la scorderò facilmente. E poi la trasferta a Forte dei Marmi che ha decretato il coronamento del sogno. Con tutta quella gente in trasferta con noi sembrava di fare un'altra categoria».  E momenti di paura ne ha mai avuti?  «Sono sincero, mai. Ho sempre avuto la convinzione che la Pistoiese fosse la squadra più forte e sapevo che lavorare in un certo modo ci avrebbe premiato. Le condizioni c'erano tutte».  Com'è cambiata la sua vita da quando ha detto sì ai colori arancioni?  «È sicuramente diventata molto più impegnativa. Se prima avevo pochi ritagli per il riposo e per le mie passioni, ora le giornate si sono appesantite in maniera esagerata, anche perché il mio carattere non mi permette di fare le cose in maniera superficiale. Ho sempre affrontato le sfide col massimo impegno, anche se la fatica è sempre stata attenuata dal piacere di veder soddisfatte le mie ambizioni».  Un anno fa di questi tempi era al timone del PistoiaClub, la sua creatura, che veleggiava in Prima Categoria. Avrebbe mai immaginato di trovarsi 12 mesi a sognare un ripescaggio tra i professionisti?  «La mia idea era nota: volevo portare il PistoiaClub in Eccellenza. Ero convinto che la Pistoiese avesse potuto prendere il volo indipentemente da Orazio Ferrari e pensavo di continuare a fornire il sostegno parallelo che avevo già dato l'anno scorso».  Poi che cosa è successo?  «La partita col Mosciano ha determinato una circostanza anomala: la Pistoiese in Eccellenza, il PistoiaClub in Promozione. Non me la sono sentita di disperdere, in senso buono, tempo e soldi per la mia creatura a discapito della Pistoiese. Diciamo che è stata una valutazione d'amore per l'arancione, che ho sempre avuto dai tempi di Monteoliveto. Negli anni di Frustalupi fui uno dei cinque o sei che si resero disponibili a portare avanti le sorti della società, pur avendo possibilità ben diverse da quelle attuali. Diciamo che la Pistoiese è sempre stata una mia debolezza. Oggi posso dire che il passo fatto in estate è stato una scelta giusta: al di là del mio impegno che è enorme, sto trovando grandissima soddisfazione in quest'esperienza».  E la sua famiglia come ha vissuto questa scelta?  «Con loro ho un rapporto eccezionale, siamo molto uniti. Senza dubbio devo ringraziare mia moglie Manuela, che cerca sempre di assecondare le mie scelte, anche nella consapevolezza che se ho in mente di fare una cosa ci metto sempre la massima determinazione. Lei ha sempre avuto il merito di non voler essere un ostacolo e privarmi delle mie soddisfazioni extralavorative. E poi c'è Marco, mio figlio che in qualche modo è stato l'elemento di unione in quest'avventura, di coinvolgimento. Lui ha una grande passione per il calcio proprio come me, ha sempre giocato toccando l'Eccellenza a Larciano prima di rompersi il crociato. A quel punto insieme abbiamo deciso di iniziare l'avventura in Terza Categoria del PistoiaClub, dove pur con un ginocchio solo faceva chiaramente il padrone. È salito con la società continuando a giocare e quest'anno ha avuto la grande opportunità di fare l'esperienza dietro la scrivania da team manager, un lavoro che ha svolto con grande professionalità e in cui è stato determinante nella cura del rapporto tra società e giocatori. Con Marco ho un feeling eccezionale e devo dire che ha aiutato la mamma e mia figlia Giuditta a condividere ancora di più questa scelta. E poi siamo tutti coinvolti: Alberto Maglione, il fidanzato di Giuditta, con la sua agenzia pubblicitaria Valnan di Viareggio, ci ha assistito realizzando il sito e dandoci il proprio sostegno professionale nelle iniziative di comunicazione».  Presidente, la Pistoiese è una macchina che regala grosse soddisfazioni ma anche pericolosa. Roberto Maltinti, imprenditore esperto e conoscitore profondo dello sport, ci si è rovinato la vita (parole sue). Per non parlare della fine di Braccialini. Non teme di bruciarsi a contatto col fuoco?  «Il calcio in generale è una brutta bestia. Se vinci sei un grande, altrimenti rischi di entrare nei guai. Però io di una cosa mi sento tranquillo: la serietà del mio lavoro. Se uno lavora in maniera onesta, trasparente, i risultati ci sono. Penso che il vantaggio che posso vantare nei confronti di altri presidenti e società è il rapporto sincero con tutti gli sportivi e tutti i soci e i collaboratori. E ammetto che essere sostenuto da personaggi in consiglio che vedono il calcio come me e hanno la mia stessa passione, mi dà più tranquillità».  A proposito di società: un anno fa la Holding era cosa ben diversa, nella composizione e nelle regole societarie da quella attuale. La trasformazione è andata nella direzione che auspicava? Ed è ancora utile?  «Diciamo che è stata una cosa utile. È una scatola che detiene il cento per cento delle quote dell'Us e questa è la sua finalità. Non ci sono state invece per ora iniziative che possono coinvolgere Ha in maniera più diretta e fattiva».  A che cosa si riferisce?  «Penso al progetto Pistoia Ovest o ad altri che possano scaturire nell'ambito di attività parallele al fatto puramente calcistico. Allora sì che la Holding avrebbe una connotazione più importante di quella che ha ora».  Come mai questa rivoluzione dai soci iniziali a quelli attuali?  «All'epoca la società ripartì quasi con una partecipazione popolare, poi alcuni soggetti hanno deciso di portare avanti il progetto, altri non si sono sentiti di partecipare alla ricostituzione del capitale e sono usciti. È emersa la volontà di quei quattro o cinque che hanno espresso la conferma a portare avanti in maniera ambiziosa il progetto Pistoiese».  Tra questi c'è Luciano Bozzi: personalità forte e vincente come la sua. Non c'è il rischio di scontrarsi?  «Bozzi è un amico. Uno che conosce di calcio e ama la Pistoiese. Spero di aver colto i suggerimenti che mi ha dato. Nel consiglio ho rapporti stretti e quotidiani anche con Marco Frosini e direi che in lui vedo lo stesso senso di attaccamento all'arancione e passione per il calcio che riconosco in me stesso».  Aveva detto che il calcio senza Agostiniani per lei non sarebbe mai esistito. Le parole di un presidente sono come quelle dei politici, che valgono solo nel giorno in cui vengono pronunciate?  «Ho una stima immensa, un affetto, un rapporto intimo con Agostiniani e con tutto lo staff tecnico. Il trionfo sul campo è merito loro oltre che del regista-presidente, che ha contato eccome. Ora però non mi sento di poter valutare decisioni che saranno prese in modo allargato col consiglio. E poi voglio vedere l'evoluzione delle vicende legate al futuro».  Aveva chiesto di accantonare per un po' la questione ripescaggio. Ha cambiato idea?  «Per ora siamo in serie D, è l'unica certezza. Sul ripescaggio siamo pronti e combattivi, ma sappiamo che non dipende da noi. State certi che se capiterà l'opportunità non ce la faremo scappare».  Usciamo dallo stadio ed entriamo in città: che rapporto ha Ferrari con Pistoia?  «Io sono nato a Pistoia e sono nato con la sciarpa arancione. Per me le due cose sono legate. Tengo molto a questa città che mi ha fatto crescere professionalmente. Non è un caso che mi piacerebbe riportare il nome di Pistoia dove le spetta e ridare anche calcisticamente un'immagine alla città. Anche nell'ambito lavorativo la ristrutturazione dell'Hotel Patria, un quattro stelle nel cuore del centro, che aprirà proprio questo weekend, rispecchia la mia volontà di dare lustro alla città. Una struttura così mancava, spero che arricchisca Pistoia, e per me è un elemento di soddisfazione. Mi piaceva l'idea che la mia città avesse un hotel importante in cui accogliere turisti e uomini d'affari. Devo dire che l'artefice numero uno di questa operazione è stata mia moglie, che da architetto ne ha curato progetto e dettagli».  E l'architetto Orazio Ferrari come vede lo sviluppo urbanistico della sua Pistoia?  «A differenza di mia moglie, che ha lavorato da libero professionista e in Comune come architetto, io non ho mai fatto la professione e subito dopo la laurea, dopo un'importante esperienza in cantiere, ho iniziato la mia attività di imprenditore immobiliare. Però devo dire che Pistoia negli ultimi anni è veramente cambiata, cambiata in meglio. Ci sono stati interventi importanti, a partire dalla realizzazione nelle aree Breda alle rotonde verdi che fanno invidia a mezza Italia. Il centro è rinato, ci sono ristoranti ovunque, è una città in crescita anche urbanisticamente».  Cade perfetta la questione Pistoia Ovest: siete delusi da questi ritardi?  «Noi siamo convinti di una cosa: per fare calcio ci vogliono strutture e la città negli ultimi 20 anni è rimasta indietro in questo senso. Se si riuscirà in tempi non biblici a creare a Pistoia Ovest un centro polivalente con campi da calcio, calcetto, palestra, centro fisioterapico e le strutture di ristorazione necessarie, si sarà fatto un bene alla città e alla società. Proprio in questo ambito la Holding potrebbe avere una funzione importante, perché potrebbe fare investimenti per costruire una struttura che rende servizi alla città».  Non teme che qualcuno possa vedere l'operazione come una sorta di "do ut des"?  «Chiarisco subito che Orazio Ferrari ha interesse se funziona il suo hotel, se costruisce e vende immobili, non da Pistoia Ovest. Lì non ho da fare speculazione. Abbiamo solo da fare ristorante, pizzeria, campi in un'operazione in cui i conti devono tornare. Essendo un investimento importante, dovremo trovare il modo di avere una gestione in grado di recuperare quell'investimento».  E la Pistoiese che ci guadagna?  «Per noi è fondamentale perché ci permetterebbe di iniziare il progetto del settore giovanile che è decisivo perché la società viva e cresca».  Aspettate un sì insomma...  «Vorremmo avere entro l'estate le condizioni per poter presentare un progetto che possa essere cantierato. Ce n'è già uno, va perfezionato. Vorremmo che tra un anno il centro sia quasi pronto».  E se invece continueranno i ritardi?  «Se non si concretizza Pistoia Ovest si ritarda lo sviluppo del settore giovanile. E questo comporterà una squadra risicata, fine a se stessa. La filiera del calcio sarebbe limitata, avere solo una squadra juniores o al massimo allievi non permetterebbe di fare molto, di vedere crescere giocatori che poi possano giocare in prima squadra o essere una ricchezza per la società».  Centro polivalente significa in qualche modo avvicinare calcio e basket, vecchio sogno del presidente della Holding Bonechi. Che rapporto ha con via Fermi?  «A me piace il calcio. Ogni tanto vado al palazzetto a vedere qualche partita, ho molti amici nel Pistoia Basket da Maltinti ai Carrara. Penso che la polisportiva sia un'idea bellissima in ottica teorica ma non so quanto realizzabile nella pratica. Lo sportivo del basket non è quello del calcio, i dirigenti idem. La questione del bilancio diventerebbe un problema enorme. È un bel sogno, davanti a cui non ho nessuna preclusione visto che per prima di tutto vale il "Forza Pistoia", però ammetto che la strada è tortuosa».  Chiudiamo guardando il futuro: a quale porto mira il timoniere Ferrari con la sua barca arancione?  «Pistoia deve tornare tra i professionisti nel tempo più breve possibile. Siamo in serie D e dunque serve una squadra in grado di vincere questo campionato. Se poi interverrà il ripescaggio faremo crescere i nostri obiettivi».

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