Il dolore
Col processo breve sono a rischio 20 procedimenti
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Unudienza al tribunale di Pistoia 3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Tutto ricomincia da dove era stato lasciato nel gennaio dello scorso anno. Il disegno di legge è sempre quello licenziato allora dal Senato, ma anche a palazzo di giustizia di Pistoia ben poco è cambiato: se il testo definitivo sul cosiddetto processo breve che sarà approvato dalla Camera dovesse ricalcare quello uscito dall'aula di Palazzo Madama, circa il 20 per cento del centinaio di procedimenti pendenti davanti al tribunale collegiale di piazza Duomo sarebbe cancellato. Si raggiungerebbe il 50% se fosse compreso il reato di bancarotta fraudolenta. Più o meno tutti quelli in corso davanti al giudice monocratico - la cui definizione arriva mediamente in alcuni mesi - si salverebbero invece dal colpo di spugna. Alla data del 15 febbraio scorso, a rischio di estinzione c'erano 19 processi in corso davanti al collegio: 3 per i quali l'azione penale è iniziata entro il giugno 2008 (reati che prevedono una pena massima entro i 10 anni di reclusione) e 16 per i quali era iniziata entro giugno 2007 (pena massima oltre i 10 anni). Per avere un'idea del valore relativo di tali numeri, si consideri che nel corso dell'anno giudiziario 2009/2010 il tribunale collegiale di Pistoia ha definito 61 procedimenti, a fronte di 105 nuovi processi sopravvenuti e di una pendenza finale di 183. Per quanto riguarda i processi in corso davanti al giudice monocratico, quelli a rischio - in quanto il dibattimento era iniziato entro giugno 2008 - erano 26 a Pistoia (di cui 4 sospesi in attesa dell'esito della richiesta di condono edilizio o sanatoria), 7 a Monsummano e 2 a Pescia (di cui uno sospeso per rchiesta di condono edilizio). Nell'anno giudiziario 2009/2010, questi erano stati i numeri: a Pistoia 975 procedimenti esauriti, 1.153 sopravvenuti, 659 in pendenza finale; a Monsummano, rispettivamente, 545, 596 e 568; a Pescia, 214, 285 e 234. Il più colpito, quindi, sarebbe il tribunale collegiale: dai 20 ai 50 processi destinati a scomparire sul centinaio totale attualmente pendente. Il colpo di grazia sarebbe inferto soprattutto dalla cosiddetta norma transitoria inserita nel disegno di legge, che riguarda i giudizi in corso: sono destinati all'estinzione tutti i processi per reati che rientrano nella lista di quelli coperti da indulto, con pene massime inferiori ai dieci anni, che non arrivano a sentenza entro due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio (con un aumento dei termini fino a due anni e tre mesi in caso di nuove contestazioni da parte del pm). E date le attuali risorse umane disponibili, per il tribunale di Pistoia sarebbe impossibile rispettare le scadenze. A parte i 3 magistrati che svolgono le funzioni di gip e gup, sono 4 i giudici penali che si occupano delle udienze del tribunale monocratico (a Pistoia e nelle sezioni di Pescia e Monsummano) e di quello collegiale. Con l'innesto di due giudici presi a prestito dal civile, sono due i collegi che possono essere garantiti, così da ovviare alle eventuali incompatibilità di qualcuno dei componenti con un determinato processo. Ciascun giudice, ogni mese, è impegnato in 10 udienze: 4 collegiali e 6 monocratiche, tra Pistoia e sedi distaccate. Un numero di udienze che, in astratto, potrebbe anche essere aumentato, ma i conti devono essere fatti con il numero insufficiente di assistenti giudiziari, che devono essere presenti in aula per la verbalizzazione. Così ogni collegio non può tenere in media più di 4 udienze al mese. Il personale amministrativo non è in grado di coprire più di 28-29 udienze mensili, compreso il monocratico. Perciò, anche qualora ci fosse la volontà di accelerare i tempi per non far decadere i processi a rischio, non ci sarebbero i mezzi per farlo. ALTRI SERVIZI A PAGINA 3
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