Il Tirreno

Pistoia

Caro carburanti, la protesta dei benzinai

Luca Giuntini
Caro carburanti, la protesta dei benzinai

Parte da Pistoia la campagna per il libero mercato: «Risparmio di 415 euro l'anno»

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 PISTOIA. Parte da Pistoia l'idea della raccolta di firme per liberalizzare il mercato petrolifero e contenere il prezzo dei carburanti. "Libera la benzina!", questo il titolo della campagna nazionale.  La campagna è promossa dall'associazione dei benzinai Faib-Confesercenti e da quella dei gestori degli impianti Fegica-Cisl. Obiettivo: raccogliere 500 mila firme in tutta Italia a sostegno di un disegno di legge per liberalizzare il mercato e conseguentemente far scendere il prezzo del carburante.  «I provvedimenti contenuti nel nostro disegno di legge permetterebbero di abbassare il prezzo medio dei carburanti di 6 centesimi al litro - afferma Andrea Stefanelli, presidente provinciale Faib - Per le famiglie significherebbe un risparmio medio di 415 euro all'anno. Se verrà approvata sarà una riforma di enorme importanza. Nessuno può promettere ai cittadini che i prezzi del carburante possano ridursi in modo drastico, se non abbattendo la loro tassazione - continua Stefanelli - Né promettere che non ci potranno essere speculazioni. Però il cittadino deve anche sapere che al 1º gennaio di quest'anno ha pagato un litro di benzina senza piombo al distributore 1,432 euro, quando in realtà costava solo 63 centesimi».  Gli obiettivi della riforma promossa da Faib e Fegica possono essere riassunti in cinque punti: costituire un mercato all'ingrosso dei carburanti; affidare a un acquirente unico il compito di ottenere le migliori condizioni di mercato per l'approvvigionamento dei distributori al dettaglio; rimuovere il vincolo di fornitura esclusiva imposto ai gestori; introdurre una pluralità di tipologie contrattuali, al posto dell'unica attualmente esistente, per regolare i rapporti tra proprietari e fornitori; imporre la segnalazione al pubblico dei prezzi effettivamente praticati impendendo campagne promozionali ingannevoli.  «Oggi circa il 60% dei 25 mila impianti sono di proprietà delle compagnie petrolifere - conclude Stefanelli - E il 100% degli impianti sono riforniti dalle compagnie stesse. Il 92% degli impianti sono condotti da gestori che acquistano carburanti a prezzi alti perché la legge li obbliga a rifornirsi esclusivamente da un unico petroliere. Solo l'8% dei benzinai, ad esempio quelli no-logo, possono acquistare i carburanti sul libero mercato e così praticare prezzi più bassi ai loro clienti».

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