Toscana
Una vita da precari: supplenze, ripetizioni e tanto lavoro nero
Marta Quilici
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In alto e a fianco i precari in piazza del Duomo 3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Al posto della valigia di cartone adesso c'è un trolley, e un biglietto della Rayanair, ma la sostanza non cambia. L'estero continua ad essere l'unica spiaggia per i giovani ricercatori, che nel frattempo campano dando ripetizioni. Per i precari della scuola, invece, il miraggio è la scalata in graduatoria, perché le supplenze non danno diritto neppure alle ferie. È il mondo del precariato, che ieri pomeriggio si è radunato in piazza del Duomo, a Pistoia, come nel resto d'Italia, per far sentire la propria voce: emergere da quella condizione che da precarietà lavorativa rischia di trasformarsi in precarietà sociale ed esistenziale. Un centinaio le persone presenti all'iniziativa organizzata dal neonato Comitato 9 aprile: molti i giovani, la Cgil al completo, ma pochi amministratori, a parte il vicepresidente della Provincia, Riccardo Cappellini. Nel "Gioco dell'oca" sul lastricato della piazza, il traguardo non poteva che essere il contratto a tempo indeterminato. Ma le caselle da percorrere per arrivarci erano "tirocinio non pagato", "blocco delle assunzioni", "lavoro a nero come cameriere", "finta partita Iva" e tante altre. Federico Ciani, 27 anni, si è laureato nel 2008 e a gennaio 2009 ha iniziato il dottorato con borsa di studio in economia dei paesi in via di sviluppo. «Dopo il dottorato - spiega - non ho prospettive in Italia, e questo è sintomo di una perversione del sistema che spende tanti soldi per formarmi e poi mi costringe ad andare all'estero. Non avrò la valigia di cartone, avrò un trolley e un biglietto della Ryanair, ma la sostanza è la stessa. Sono andato a un convegno in Germania per esporre le mie ricerche e confrontarle. Ero l'unico italiano e infatti ero l'unico a cui non veniva rimborsato il soggiorno, né il viaggio». Anche Rebecca Tancredi ha 27 anni, ma lavora come educatrice in asili nido e scuole dell'infanzia del Comune. «Cinque anni fa ho fatto il concorso che mi ha inserito in graduatoria: 32esima su 140. Per la mia posizione ho avuto la fortuna di avere spesso incarichi da ottobre fino a giugno. Fino a quest'anno: da ottobre a febbraio ho fatto solo supplenze su malattie, che non danno neppure diritto alle ferie. A febbraio, poi, ho firmato un contratto fino a giugno. Questo lavoro mi piace; le strutture pistoiesi sono anche molto buone; il problema è che ad essere precari è difficile anche creare una progettualità educativa per i bambini». «Ho lavorato in una Lega-tumori con un contratto a progetto rinnovato di anno in anno per 5 anni - racconta Letizia Vetruzzini, 33 anni - A volte, il sabato e la domenica, o dopo cena, mi capitava anche di partecipare alle campagne di sensibilizzazione che la lega organizzava. Ma in quel caso ero volontaria: lo prevedeva il contratto. Nel 2010 mi hanno ridotto l'orario dandomi però molte più responsabilità: dovevo addirittura refertare le lastre, ma io ho un diploma di operatrice turistica! A quel punto me ne sono andata». «I miei genitori - racconta Marta Ricci - mi dicevano che con la musica si campa. Infatti io mi sono laureata in architettura e nel tempo libero canto. Paradossalmente però dopo la laurea ho guadagnato proprio a fare concerti. Ho lavorato un anno in studi di architetti e imprese di costruzioni guadagnando 3,5 euro all'ora. Ho lavorato anche 2 mesi all'Aquila per un progetto su un palazzo. Gratis però. Faccio ripetizioni, a nero, e con quelle mi sono pagata tutto. Per fortuna adesso ho il dottorato con borsa di studio». «Io sono disoccupato - afferma Simone Piazzesi, 35 anni - Per 5 anni ho fatto supplenze nella scuola, poi con la riforma sono stato espulso dalla graduatoria. Pubblico libri per piccole case editrici, ma, per capirsi, non mi posso pagare neanche un affitto». «Io faccio supplenze di francese alle medie - racconta Sonia Migliano, 37 anni - e prima ho iniziato con il sostegno. Spesso capita di avere incarichi fino a giugno e in estate si rimane senza soldi. Ho provato un anno ad andare a vivere da sola, ma è difficile».
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