Sicurezza
Il re delle porte che guarda al nord
Luca Giuntini
In 35 anni la Otc Doors di Giuseppe Fedi è diventata leader degli infissi
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PISTOIA. Dalla sedia dov'è seduto indica un punto fuori dalla finestra: «Vede gli Appennini là in fondo? L'Italia comincia da lì in poi». Giuseppe Fedi guida la Otc Doors da sempre, da quando è nata nel 1975. Ha portato una piccola azienda artigianale che fabbricava porte pieghevoli ad essere un'industria, come la chiama lui, una società leader nella distribuzione di porte e serramenti. Tutto dal nulla: «Frutto di una grande passione personale - racconta - Figurarsi che i miei genitori si occupavano di bestiame». Pratese di nascita (origine che rivendica orgogliosamente), Giuseppe Fedi incarna la figura dell'imprenditore che si è fatto da solo, l'imprenditore che ha negli industriali del nord, lombardi in particolare, il proprio punto di riferimento professionale. Cosa c'è di diverso al Nord rispetto alla Toscana? «In alta Italia c'è una mentalità diversa, più aperta - spiega - Non è un caso che sia proprio la Lombardia uno dei nostri mercati di riferimento per l'Italia. Qui in Toscana invece siamo arretrati. Prato è l'unica zona industriale della Regione dove ho trovato lo stesso spirito imprenditoriale del settentrione. Pistoia invece... Le sono grato perché mi ha dato la possibilità di lavorare, perché è qui che ho la mia azienda. Ma a parte la posizione strategica, essendo facile da raggiungere sia da Firenze che dalla costa tirrenica...» Si interrompe, indica gli Appennini: «L'Italia inizia dall'altra parte". Ma se la Otc si trova dalla parte sbagliata degli Appennini, gli errori di chi sono stati? «Della classe politica che pensa solo a spartirsi le poltrone e non affronta i problemi delle realtà industriali. La Toscana in generale, e Pistoia in particolare sono decrepite perché hanno comandato sempre i soliti. Perché se non sei politicizzato prendi gli schiaffi sia da destra che da sinistra e rimani fregato. Come la mia azienda. A Pistoia le grandi commesse finiscono sempre nelle mani dei soliti nomi. E anche Quarrata, tanto per fare l'esempio di una città vicina, come si è ridotta? Le grandi aziende come Lenzi, Cimot, Spagnesi, che negli anni '60 e '70 davano lustro al settore del mobile, che fine hanno fatto?» Ma non c'è un modo per uscire da questa situazione? «Per fronteggiare la crisi abbiamo dovuto diversificare. Per vent'anni ci siamo rivolti principalmente alle imprese edili, poi per superare la crisi abbiamo dovuto fare una scelta obbligata: diversificare i prodotti, cercare nuove tipologie di clienti e nuovi mercati di riferimento. Adesso ci rivolgiamo a tutti, dalla grande azienda al privato, dagli alberghi agli ospedali, passando per le scuole. E abbiamo allargato anche i nostri mercati all'estero: nei primi anni di vita facevamo affari soprattutto con il Medio Oriente, poi dopo la guerra del Golfo i rapporti si sono raffreddati e abbiamo trovato nuovi sbocchi in Europa e nell'Africa del nord». Ma in concreto cosa si può fare per aiutare le aziende? «Tagliare metà della classe politica e all'altra metà dimezzare i privilegi. Abbassare le tasse e offrire mutui agevolati per attrarre investimenti. Reinvestire all'interno dell'azienda. Formare il personale e investire nella formazione dei giovani. Altrimenti i giovani un futuro neanche ce l'avranno. Se si riesce a fare tutto questo, per l'imprenditore sarà più facile realizzare il suo unico obiettivo: dare lavoro e pagare i propri dipendenti. Tutte le mattine quando mi alzo il mio unico pensiero è questo». Signor Fedi, un'ultima domanda. Come mai avete deciso di chiamare l'azienda Otc? «Il nome è un acronimo che sta per organizzazione tecnico Commerciale. Nome strano per un'azienda, volutamente generico. Se l'avessi chiamata "Idea porte", per tutta la vita avrei dovuto fare solo quello. Invece, con un nome ad ampio raggio così, posso produrre anche finestre e persiane, scale e basculanti. Sono stato lungimirante, no?»
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