Il Tirreno

Pistoia

Morì per la canna fumaria ostruita

L’edificio teatro della tragedia
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L’edificio teatro della tragedia

Patteggiano 8 mesi il titolare dell'agriturismo e l'installatore della caldaia

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 PISTOIA. Era stato durante i lavori di ristrutturazione che la canna fumaria era stata completamente ostruita da una colata di cemento. E quando la caldaia era entrata in funzione, all'aumentare della pressione, il silenzioso killer non aveva trovato altra via di sfogo che quella di infilarsi tra le fessure dei muri. Piano piano, il monossido di carbonio, infiltrandosi tra le mattonelle della cucina, aveva invaso e saturato l'appartamento. A trovare il corpo senza vita di Manuela Nanni, 36 anni, era stato lo stesso proprietario dell'agriturismo sulle colline di Serravalle. Era la mattina del 12 dicembre 2009.  Ieri mattina, accusato di omicidio colposo, Adriano Zini, 65 anni, titolare dell'agriturismo Villa Bracali, che si trova in località Marrazzano, in via di Castellina, è comparso davanti al gup del tribunale. Sul banco degli imputati insieme a lui, anche Lorenzo Iacomelli, il caldaista che aveva istallato l'impianto. I due hanno patteggiato la pena di 8 mesi di reclusione, con la sospensione condizionale. Per ottenere tale beneficio, Zini, in attesa della causa civile, ha versato ai familiari della vittima un acconto di 20.000 euro in contanti, a dimostrazione della sua effettiva volontà di risarcire il danno.  Manuela Nanni, originaria di Frosinone e residente a Cavenago d'Adda (in provincia di Lodi) dove gestiva un negozio di animali, era stata trovata esanime nel letto, nella stessa posizione in cui si era addormentata. La ragazza era arrivata in compagnia di un amico - un imprenditore di Fucecchio di 50 anni - per trascorrere là il fine settimana. E mentre l'uomo, in stato confusionale a causa del monossido di carbonio respirato, se ne era andato verso mezzogiorno di sabato, per far ritorno a casa, lei era rimasta in camera e non ne era più uscita: siccome non riusciva ad addormentarsi, aveva preso dei sonniferi, e non si era più svegliata. Quando, prima di uscire dall'appartamento, l'amico l'aveva scossa senza risultato aveva pensato che stesse dormendo profondamente proprio a causa dei sonniferi. Il cadavere era stato scoperto la domenica mattina, come detto, dallo Zini, che, attorno alle 11, era andato a controllare come mai non si fosse ancora vista.  Zini è finito sotto accusa in veste di proprietario dell'immobile in cui era avvenuta la tragedia e di committente dei lavori di istallazione della nuova caldaia. Iacomelli, in qualità di istallatore. Le indagini, condotte dal pm Giuseppe Grieco, hanno accertato numerose irregolarità e negligenze: prima fra tutti, l'ostruzione della canna fumaria con una colata di cemento. Ostruzione che sarebbe stata scoperta se Iacomelli avesse effettuato le doverose verifiche al momento del collaudo dell'impianto.

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