La manifestazione
Analisi impietose alla presentazione del rapporto 2010 sulle vendite allestero
«Export? Ci mancano i manager»
Fabio Calamati
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Da sin. Renzo Vettori, il direttore Assindustria Stilli e Corso Biagioni (foto darchivio) Biagioni (Assindustria): aziende piccole e incapaci di innovarsi
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PISTOIA. «Fare export è una questione soprattutto culturale. Il problema è che nelle nostre aziende mancano manager giovani, dai 45 anni in giù. Le nostre aziende sono mentalmente piccole prima ancora che piccole per dimensioni». Una bella rampogna, non c'è che dire, per gli imprenditori pistoiesi, soprattutto perché non viene da un sindacalista o da un cattedratico di economia ma da un consigliere dell'Associazione industriali: Corso Biagioni, 43 anni, responsabile del centro studi di piazza Garibaldi e dell'osservatorio provinciale. Proprio in questa veste Biagioni ha partecipato, insieme tra gli altri a Daniele Gioffredi (Cgil) e all'assessore provinciale Paolo Magnanensi, alla presentazione dello studio sulle esportazioni pistoiesi nel 2010, curato dal responsabile dell'ufficio studi dell'Associazione Renzo Vettori. Oltre a dipingere con un po' di rosa le cifre degli ultimi due anni, Vettori ha molto insistito sulla gigantesca perdita di competitività che le aziende pistoiesi hanno accumulato dal 1991 al 2008 in materia di vendite all'estero. In pratica la quota sull'export nazionale si è dimezzata: dallo 0,6% allo 0,3. Guidano il progressivo, rovinoso calo delle vendite all'estero pistoiese settori come i tessuti, la maglieria, l'abbigliamento, le materie plastiche. Frana che si spiega - secondo Vettori - in parte perché i mercati delle aziende pistoiesi non sono quelli più dinamici dell'Asia ma quelli europei, in parte perché l'industria targata Pistoia continua ad essere specializzata in settori maturi e capaci di scarsa innovazione, come il "sistema moda" (tessile, abbigliamento, calzature). Ma lo stesso Vettori ha sottolineato che anche nei singoli settori le aziende pistoiesi vanno peggio delle loro consorelle di altre province. Gioffredi ha proposto come chiave di interpretazione quella delle dimensioni aziendali e come ricetta il rafforzamento di reti di aziende orientate all'export, sulla scorta anche delle indicazioni contenute nel piano regionale di sviluppo. Magnanensi si è detto d'accordo. «Il messaggio che bisogna unirsi e cooperare è chiaro. Ho l'impressione che sia passato un po' dappertutto tranne che nelle piccole aziende, che rimangono in media molto gelose delle loro attività. Per questo faticano ad aprirsi alla collaborazione e alla condivisione». È partendo da questa osservazione che Biagioni è partito per la sua dura critica alla capacità di innovazione degli imprenditori provinciali. Aziende piccole e destinate a rimanere tali perché incapaci di pensare, prima ancora che di costruire, una strategia per mercati globali come quelli del ventunesimo secolo.
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