La manifestazione
Invitato ad uscire anche lassessore provinciale Parronchi. Luisa Soldati: «Siamo al paradosso»
Il vicesindaco cacciato dalla "casa"
Alessandro Sisi
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Il vicesindaco e lassessore Parronchi nella casa di Lizzano Interrotta la visita agli immigrati ed è polemica: così va in fumo l'accoglienza
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LIZZANO. Mentre il vicesindaco di San Marcello Luisa Soldati è in visita al gruppo di immigrati tunisini all'interno della struttura della Diocesi, arriva un ordine via radio ai carabinieri che stazionano davanti alle ex scuole del paese. L'input è chiaro: non far più entrare nessuno, figure istituzionali comprese, e invitare chi si trova all'interno della struttura ad uscire immediatamente. Solo le associazioni accreditate del variegato mondo del volontariato possono rimanere. I militari varcano la soglia del centro, raggiungono il vicesindaco di San Marcello e l'assessore alle politiche sociali e all'immigrazione della provincia Michele Parronchi, che si trovava con lei. Comunicano la novità e i due che si stavano intattendendo con gli immigrati non la prendono bene. C'è un po' di discussione, qualche protesta. Poi chiaramente rispettano la richiesta dei carabinieri ed escono. Ma non senza polemica. «Probabilmente ci sarà stato un malinteso, non è possibile che nessun assessore da ora in avanti non possa più entrare all'interno del centro di accoglienza - dice Soldati -. Noi siamo qui anche per sincerarci delle condizioni degli immigrati e se non possiamo più entrare come facciamo a rapportarci con questi ragazzi e capire quali esigenze hanno?». Il vicesindaco continua: «Siamo al paradosso che i politici non possono più varcare il cancello della casa vacanze messa a disposizione dalla Diocesi di Pistoia, mentre gli immigrati possono entrare ed uscire quando vogliono». L'incidente "diplomatico" tra carabinieri e amministrazione è accaduto ieri pomeriggio, attorno alle 16 quando a Lizzano è salito il vice di Carla Strufaldi, Soldati per incontrare e accordarsi con Roberto Niccolai della cooperativa "Gli Altri", gestore anche dello sportello immigrazione. «Sono salita a Lizzano per capire in che modo aiutare questi ragazzi che sono stati catapultati letteralmente in una situazione che non conoscono - spiega Soldati -. Vogliamo rendere partecipe di questa situazione anche la popolazione locale, vorremmo che i nostri concittadini si rapportassero con gli immigrati in una serie di incontri, anche per smussare l'iniziale e immotivata diffidenza. Tutto questo anche alla luce dell'assemblea pubblica che si è svolta la sera precedente all'arrivo degli immigrati dove ho provato un po' di delusione nel vedere come è stato posto il problema e come emergesse una paura immotivata del diverso. Ma in fondo - riflette ad alta voce - se ciò che dicono i mezzi di informazione viene preso come oro colato questa è la reale conseguenza di quello che viene seminato». Il vice sindaco continua nella sua polemica: «Se da ora in poi non posso più entrare, se alle istituzioni è proibito far visita al centro di accoglienza e parlare con questi ragazzi, va in fumo anche questo tentativo di far incontrare. Tra l'altro - spiega - avremmo avuto intenzione di impiegare in modo costruttivo i nuovi ospiti i quali, da quel che sappiamo in Comune, non resteranno tutti qua. Molti dovrebbero lasciare presto Lizzano per essere distribuiti in altri centri. Credo che alla fine rimarranno la metà di quelli che sono arrivati».
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