Il Tirreno

Pistoia

Trentasei tunisini a caccia di un foglio che li renda rifugiati

Le foto in questura
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Le foto in questura

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 PISTOIA. Tecnicamente, al momento, grazie allo stato di emergenza dichiarato con il decreto della presidenza del consiglio, sono considerati cittadini stranieri sottoposti ad assistenza umanitaria. Una sorta di limbo che però, entro pochi giorni, è destinato a finire. A meno che non intervengano novità legislative (come quella che istituirebbe il tanto invocato permesso temporaneo di soggiorno per 6-12 mesi), i 36 migranti tunisini ospitati a Lizzano sono destinati a trasformarsi o in rifugiati politici o in clandestini.  Poco dopo la mezzanotte di lunedì, a bordo del pullman della polizia proveniente dal porto di Livorno, a Pistoia erano arrivati in 40, tutti maschi. Soltanto uno di loro era in possesso di documenti (una cartà di identità e una patente di guida), tutti gli altri hanno fornito a voce le proprie generalità. Tutti hanno dichiarato di essere cittadini tunisini, anche due giovani che all'apparenza - colore della pelle molto scuro e tratti somatici negroidi - sembravano provenire più da qualche stato centroafricano.  Quattro di loro sono risultati essere minorenni, di età compresa tra i 16 e i 17 anni. Per questo motivo la procura presso il tribunale dei minori di Firenze ha ritenuto che non potessero essere ospitati nella struttura di Lizzano insieme ai loro connazionali. Dopo la nottata trascorsa in questura, nel primo pomeriggio di ieri sono stati accompagnati in un centro di accoglienza del capoluogo toscano.  Le procedure di identificazione, da parte di ufficio immigrazione e polizia scientifica, dei migranti - tutti giovani tra i 19 e i 29 anni i maggiorenni - sono andate avanti fino all'alba. Un primo gruppetto è stato fatto scendere dal pullman davanti alla questura, mentre gli altri sono rimasti in attesa nel piazzale del comando dei carabinieri, in quanto unico spazio delimitato sufficientemente ampio per farlo in sicurezza. Quindi, con dei minibus, sono stati a turno accompagnati in questura per il disbrigo delle pratiche burocratiche. Oltre alle foto e alle impronte digitali, questione prioritaria è stata quella dell'asilo politico.  Tutti e 36 i tunisini si sono formalmente riservati la possibilità di presentare richiesta. In pratica, un modo di prendere tempo, in attesa di sviluppi nella trattative in corso tra Italia e Tunisia. Una volta presentata la richiesta di asilo, infatti, la procedura non può essere arrestata. E una volta riconosciuto lo stato di rifugiato politico, sarebbe impossibile tornare in patria o uscire dall'Italia. Una decisione difficile, dunque, per i profughi, che hanno ammesso la volontà di tornare subito a casa qualora la situazione politica in Tunisia dovesse stabilizzarsi in un regime democratico.  Un passo che però, nell'arco di una settimana, dovranno decidere se compiere o meno. Se lo faranno, la domanda verrà trasmessa - con tutte le informazioni necessarie - alla Commissione territoriale di Torino (competente anche per la Toscana), che avrà 3 mesi di tempo per accoglierla o meno.  Se non lo faranno, verranno automaticamente considerati clandestini e nei loro confronti verrà avviata la procedura di espulsione dal territorio nazionale. A meno che, come detto, il governo non decida di intervenire con un decreto per la concessione di un permesso temporaneo che pernetterebbe loro di muoversi liberamente in Italia.  Per ora, rimarranno in attesa a Lizzano. Nessuna forma di restrizione nei loro confronti: sono ospiti del nostro paese. Unico obbligo - di carattere burocratico - sarebbe quello di essere presenti al momento dell'appello serale. La loro presenza nella struttura è infatti necessaria per la notifica dei vari atti necessari alla formalizzazione delle richieste di asilo: qualora si allontanassero definitivamente non sarebbe possibile procedere con le istanze e diventerebbero automaticamente dei clandestini.  «In collaborazione con le altre forze dell'ordine - spiega il questore di Pistoia Maurizio Manzo - in veste di organo tecnico di coordinamento, ho predisposto unicamente un servizio di vigilanza esterno alla struttura di accoglienza, considerata obiettivo sensibile. Una presenza, quella della polizia - così come quella di carabinieri, Finanza e Forestale - volta soprattutto a tranquillizzare i residenti, così come gli operatori che lavorano nella struttura. Ad ora, ha funzionato tutto perfettamente, con un'ottima intesa sia con i Comuni di San Marcello e di Pistoia che con la Provincia: la presidente Fratoni è stata qua tutta la notte con noi per rendersi conto di persona di eventuali problemi». M.D.

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di Redazione web