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Pistoia

Passi carrabili, c'è da pagare

Passi carrabili, c'è da pagare

L'assessore: obbligatoria l'autorizzazione. Fli e Lega: un abuso

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PISTOIA. Il censimento dei passi carrabili, effettuato dal Comune nei mesi scorsi, continua a suscitare polemiche. Dopo il consigliere comunale Fli Alessio Bartolomei, nel dicembre scorso, è ora l'esponente leghista Daniela Simionato (vedi Tirreno di ieri) a parlare di "abuso normativo" da parte del Comune.  E proprio in questi giorni tanti pistoiesi bussano allo sportello dell'ufficio Mobilità di via XXVII Aprile per chiedere chiarimenti. Da parte sua, l'amministrazione comunale risponde ai perplessi di applicare esclusivamente la legge, cioé il Codice della strada.  Come stanno le cose? «Tutto nasce - spiega l'assessore alla mobilità Riccardo Pallini - con il nuovo Codice della strada, che all'articolo 22 definisce passi carrabili tutti gli accessi dalla strada ad un'area laterale idonea allo stazionamento di veicoli. Tutti questi passi carrabili devono essere autorizzati dal Comune. Prima l'autorizzazione veniva rilasciata solo ai cittadini che venivano in Comune per poter piazzare un cartello di divieto di sosta davanti al loro passo. Ora invece l'autorizzazione viene direttamente collegata alla disponibilità di un passo. E in base al nostro regolamento, il passo deve sempre essere segnalato dall'apposito cartello».  Ne segue, a questo punto, che chiunque abbia nella sua proprietà un varco che si affaccia sulla strada, è considerato titolare di un passo carrabile da autorizzare e segnalare con le conseguenti spese da sostenere. Il canone va dagli 11 ai 20 euro l'anno per metro di ampiezza, a seconda dell'importanza della strada su cui si apre il passo. A questo va aggiunta la spesa per l' autorizzazione e per il cartello.  «Ma vorrei chiarire - sottolinea Pallini - che questo non lo facciamo per una nostra convinzione, ma per far rispettare il Codice della strada. Anzi, avremmo potuto mandare in giro i vigili urbani a verificare dove i passi carrabili erano sforniti di autorizzazione e di cartello. Così i cittadini, oltre a mettersi in regola, avrebbero dovuto anche pagare una multa. Invece abbiamo preferito utilizzare una società, la Abaco srl, che fornisce informazioni e invita i cittadini a mettersi in regola».  È proprio qui il punto: perché secondo Simionato, come secondo Bartolomei (che anche ieri ha sollevato la questione nel dibattito in consiglio comunale sul bilancio) l'obbligo di pagare l'autorizzazione non sarebbe così perentorio come dice l'assessore. «Appellandosi all'articolo 22 del Codice della strada - dice ad esempio Simionato rivolgendosi ai vigili urbani - fanno firmare ai proprietari dei passi a raso una "richiesta di regolarizzazione" del passo che praticamente è una semplice richiesta del cartello di divieto di sosta... Il proprietario del passo a raso non sa e tanto meno viene informato che potrebbe rifiutarsi di firmare la "richiesta di regolarizzazione"». Facoltà che, viceversa, il Comune nega esistere.

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