Sicurezza
«Mancano gli investimenti e le assunzioni promesse»: sindacati preoccupati
L'AnsaldoBreda si ferma
Tiziana Gori
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Lavoratori alla sbarra dingresso dello stabilimento (foto darchivio) L'azienda decentra una lavorazione e scatta lo sciopero
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PISTOIA. «Organizzazione carente, zero investimenti, manutenzione sparita». E per ultimo, nell'incontro con la proprietà aziendale del 30 marzo la notizia che 60 operai del taglio cavi saranno spostati in altri reparti e quella fase della lavorazione decentrata fuori dallo stabilimento AnsaldoBreda. Forte adesione ieri mattina allo sciopero di un'ora delle maestranze indetto dalle Rsu di via Ciliegiole. Uno sciopero convocato in maniera repentina dalle organizzazioni sindacali per testimoniare la preoccupazione dei lavoratori per le scelte della proprietà. Il decentramento del taglio cavi (la zona della preparazione elettrica) è la classica goccia che fa traboccare il vaso. «Si dice - commenta il coordinatore Rsu Diego Breschi - che, a causa dell'aumento della produzione in pre linea elettrica (il reparto allestimento, ndr) è necessario spostare 60 dipendenti - 15 a breve - dal taglio cavi, e poi si annuncia che c'è la necessità di decentrare "temporaneamente" proprio quella fase della lavorazione. Non sarebbe allora il caso di rispettare l'accordo del 4 marzo 2010 e assumere?». Manca personale. «Il rapporto "1 pensionamento, 1 nuova assunzione", fino ad oggi è stato completamente disatteso. Sono tra i 50 e i 60 - spiega Nicola Riva, segretario provinciale della Fiom - i lavoratori usciti diefinitivamente da AnsaldoBreda nel corso del 2010. Nessuno di loro è stato sostituito». Ecco quindi l'ora di sciopero, dalle 9,30 alle 10,30. Con Diego Breschi, megafono in mano, a ricordare ai lavoratori riuniti davanti all'ingresso le tante promesse disattese dall'azienda. E i suoi colleghi sindacalisti a richiedere l'intervento delle istituzioni. «Qualche giorno fa - commenta Francesco Nebbia, Rsu - ho letto frasi rassicuranti sul futuro di AnsaldoBreda provenire anche da parte del mondo sindacale. Sono rimasto sconcertato. Qui le cose non vanno affatto bene. Facciamo solo commesse a perdere». C'è nel sindacato, afferma Breschi, la consapevolezza che «è necessario sbrigare le vecchie commesse (Danimarca e V250, mentre è slittato l'avvio del monopiano regionale Stadler, TSR e V300, ndr) nei tempi previsti. Questo non vuol dire però accettare ogni volta, in nome dell'urgenza e della straordinarietà, le situazioni nuove presentate ai tavoli dall'azienda». «Quella di banco/taglio cavi/cablaggi - ricorda Francesco Nebbia - è stata sempre presentata come attività importante per AnsaldoBreda, tanto da ipotizzare la costruzione di un piano riservato nella nuova palazzina. Poi la scelta è stata abbandonata per le nuove tecnologie, che non sono state ancora introdotte. Non possiamo continuare a vivere alla giornata, senza una pianificazione coordinata, in una fase già di per se così complicata». «I lavoratori - prosegue Tiziano Fabbri, coordinatore Rsu - sopperiscono sistematicamente alle carenze gestionali e organizzative. Il personale somministrato e incentrato non è stato però minimamente riassorbito. Tanti impiegati interinali sono chiamati a compiti di responsabilità da 4-5 anni, senza alcuna prospettiva di assunzione; gli operai andati via non sono stati sostituiti dal personale incentrato». «In ingegneria - afferma Nebbia - sono in difficoltà -. La maggior parte dei progettisti è impiegata nell'alta velocità e le altre commesse ne risentono. Dovremmo portare giovani nella progettazione». Nel pomeriggio arriva la rassicurazione di AnsaldoBreda. Il decentramento del taglio cavi non sarà definitivo. «Non può esserlo - dicono dall'ufficio stampa - perché viene destinato a una commessa in chiusura, quella dei treni V250». E le assunzioni? Ci saranno, è la promessa. Non vengono però precisati né tempi né numeri. Dall'azienda si esclude che il numero di dipendenti che hanno lasciato il lavoro nel 2010 sia superiore alle 50 unità. Siamo in una fase, commenta AnsaldoBreda, in cui l'organizzazione viene rivista in funzione dell'alta velocità. «C'è tutta la volontà di rispettare l'accordo nazionale del 4 marzo 2010, ma non vi sono motivi di grande preoccupazione. È un periodo tutt'altro che grigio». Parole che non hanno convinto sinora i lavoratori.
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